Scorcio medievale in pietra calcarea con archi e scalinate a Santo Stefano di Sessanio
Arroccato a oltre milleduecento metri di altitudine nel cuore del Gran Sasso, Santo Stefano di Sessanio e un capolavoro di architettura medievale fortificata in pietra bianca. Grazie a un recupero filologico rigoroso e all'adozione dell'albergo diffuso, il borgo ha trasformato il suo passato mediceo in un'oasi di fascino senza tempo. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
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Origini storiche, signoria medicea e il commercio florido della lana
Arroccato a milleduecentocinquanta metri di quota su un contrafforte roccioso dell'altopiano di Campo Imperatore, Santo Stefano di Sessanio rappresenta una delle gemme urbanistiche piu intatte del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Nato originariamente nel dodicesimo secolo come villaggio fortificato a difesa delle vie pastorali transumanti, il borgo visse la sua stagione di massimo splendore economico e politico a partire dal millecinquecentosettantanove, anno in cui la potente dinastia fiorentina dei Medici acquisto la baronia di Carapelle. I granduchi toscani intuirono l'immenso valore strategico della pregiata lana carfagna, una fibra grezza e scura prodotta dalle pecore locali che veniva lavorata a Santo Stefano e poi trasportata a Firenze per essere raffinata e trasformata nei celebri panni venduti in tutta Europa. Questo commercio lucroso porto all'edificazione di raffinati palazzetti signorili e all'inclusione di elementi decorativi toscani nel severo impianto montano abruzzese.
L'architettura in pietra calcarea tra sottoportici e la rinascita della torre
Il tessuto urbano del borgo e interamente modellato nella pietra calcarea bianca locale, cavata direttamente dalle pendici della montagna e posata a secco o con malte idrauliche tradizionali. La struttura difensiva dell'abitato presenta case-mura continue che chiudono l'insediamento verso l'esterno, aprendosi all'interno attraverso un suggestivo dedalo di passaggi coperti, archi ogivali, sottoportici e scalinate tortuose studiate per riparare gli abitanti dal vento gelido e dalle nevicate dell'Appennino. Al vertice geometrico del borgo spiccava la Torre Medicea cilindrica, crollata rovinosamente durante il tragico sisma del duemilanove. La sua ricostruzione, completata nel duemilaventuno secondo i principi rigorosi dell'anastilosi e dell'ingegneria antisismica mediante il recupero di ogni singolo blocco lapideo originale numerato, simboleggia la vittoria della memoria storica sulla distruzione geologica.
Il modello pionieristico dell'albergo diffuso e la valorizzazione identitaria
Nel corso del ventesimo secolo, il crollo della pastorizia transumante e l'emigrazione verso le grandi citta industriali avevano ridotto Santo Stefano di Sessanio a un paese fantasma abitato da poche decine di anziani. La rinascita contemporanea del borgo si deve all'intuizione pionieristica dell'imprenditore italo-svedese Daniele Kihlgren nei primi anni duemila, con la creazione di un albergo diffuso basato sul recupero filologico totale degli stabili abbandonati. Senza alterare un solo intonaco d'epoca o aggiungere manufatti in cemento moderni, le case contadine sono state trasformate in alloggi di charme dotati di arredi artigianali in ferro battuto, coperte di lana tradizionali tessute a mano e camini in pietra. Questa strategia virtuosa ha attirato visitatori e artisti da ogni parte del mondo, fungendo da modello internazionale di turismo sostenibile e favorendo la riscoperta di prodotti autoctoni d'eccellenza come la celebre e minuta lenticchia locale.
Tra le pietre levigate dal tempo e il silenzio degli altipiani appenninici, Santo Stefano di Sessanio dimostra come la conservazione dell'identita rurale possa diventare la forma piu elevata di rinascita economica e culturale.