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Il mistero di Uttara Huddar: la straordinaria senoglossia di Sharada tra storia e scienza
Di Alex (del 16/09/2026 @ 09:00:00, in Misteri, letto 44 volte)
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Rappresentazione simbolica del caso di senoglossia e personalità multipla in India
Rappresentazione simbolica del caso di senoglossia e personalità multipla in India
Il caso di Uttara Huddar rappresenta uno degli enigmi più documentati e controversi della parapsicologia e della linguistica applicata. Negli anni Settanta, una colta donna indiana di lingua marathi manifestò una personalità alternativa capace di parlare fluentemente un antico dialetto bengalese mai appreso in vita sua. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.


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L'improvviso risveglio della seconda identità
Nata a Nagpur nel 1941, nello stato federato del Maharashtra, Uttara Huddar era una stimata docente universitaria, cresciuta in un ambiente familiare colto e progressista di lingua madre marathi. Nel 1974, all'età di trentadue anni, in seguito a un periodo di ricovero ospedaliero per disturbi psicosomatici, la donna cominciò a manifestare improvvisi e prolungati stati dissociativi di coscienza. Durante queste fasi, la sua consueta personalità svaniva completamente per lasciare spazio a un'identità autonoma che affermava di chiamarsi Sharada. Sharada dichiarava di essere la figlia di un sacerdote bramino del villaggio di Saptagram, nel Bengala occidentale, e di essere vissuta nei primi decenni del diciannovesimo secolo, descrivendo dettagli intimi della propria vita familiare e matrimoniale fino alla morte prematura all'età di ventiquattro anni, causata dal morso di un cobra velenoso mentre era incinta.

Il fenomeno della senoglossia reattiva
Ciò che trasformò il caso in un enigma scientifico di portata internazionale fu la lingua parlata da Sharada. Durante gli stati di possessione, la donna non comprendeva più nè il marathi, nè l'hindi, nè l'inglese, parlando e scrivendo esclusivamente in una variante arcaica e ricercata della lingua bengali, tipica della regione del Burdwan nel diciannovesimo secolo. Non si trattava di una semplice ripetizione meccanica di vocaboli isolati, ma di una vera e propria senoglossia reattiva: Sharada sosteneva lunghe e complesse conversazioni con studiosi e madrelingua bengalesi, rispondeva a domande impreviste, leggeva testi storici e utilizzava idiomi e costruzioni sintattiche cadute in disuso da oltre un secolo.

Le indagini sul campo di Ian Stevenson
Il caso attirò l'attenzione del professor Ian Stevenson, celebre psichiatra e ricercatore dell'Università della Virginia, che intraprese un'approfondita indagine durata diversi anni. Stevenson, affiancato da eminenti linguisti e storici indiani, registrò decine di ore di conversazioni e si recò personalmente nel Bengala per verificare le dettagliate affermazioni di Sharada. Le ricerche d'archivio nei registri parrocchiali e nelle cronache genealogiche locali portarono alla luce conferme sbalorditive: la famiglia citata dalla donna era realmente esistita nei primi decenni del 1800 a Saptagram e i toponimi, i nomi dei templi, le abitudini culinarie e i rituali religiosi descritti nei minimi dettagli corrispondevano perfettamente alla realtà storica di quel contesto rurale e temporale.

Ipotesi cliniche e interrogativi irrisolti
La comunità scientifica ha proposto diverse spiegazioni per inquadrare la vicenda. Gli scettici hanno ipotizzato fenomeni di criptomnesia, suggerendo che la donna potesse aver assorbito nozioni di bengali durante l'infanzia in modo inconscio, sebbene nessun contatto pregresso con persone o libri bengalesi sia mai stato riscontrato nella sua cerchia familiare. Altri studiosi di neuropsichiatria hanno interpretato la manifestazione come un disturbo dissociativo dell'identità con straordinarie capacità ipermnesiche. D'altro canto, i sostenitori della ricerca parapsicologica considerano il caso di Sharada come una delle prove documentarie più solide e affascinanti a sostegno dell'ipotesi della sopravvivenza della coscienza oltre la morte fisica.

La vicenda di Uttara Huddar continua a sfidare le certezze della scienza convenzionale, rimanendo una testimonianza aperta sui confini inesplorati della mente umana e della memoria.

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