La breccia di Porta Pia aperta dai cannoni italiani il 20 settembre 1870
Il venti settembre 1870 i bersaglieri entrarono a Roma attraverso il varco aperto nelle Mura Aureliane, ponendo fine al millenario potere temporale dei papi e completando l'unificazione politica della penisola italiana sotto la corona dei Savoia. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
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La caduta di Napoleone Terzo e l'occasione geopolitica
Alle prime luci dell'alba del venti settembre 1870, lungo il quadrante nord-orientale delle Mura Aureliane, oltre cinquanta bocche da fuoco italiane dell'artiglieria da campagna erano già posizionate e puntate contro la cortina laterizia compresa tra Porta Pia e Porta Salaria. La capitale pontificia era rimasta per anni un obiettivo intoccabile per il neonato Regno d'Italia a causa della ferrea protezione militare e diplomatica garantita dall'imperatore francese Napoleone Terzo. La presenza del presidio transalpino aveva bloccato ogni precedente tentativo garibaldino, compreso il drammatico scontro di Mentana nel 1867. La svolta determinante maturò nell'estate del 1870 con lo scoppio della disastrosa guerra franco-prussiana. Travolto dalle armate di von Moltke e costretto alla resa nella battaglia di Sedan il due settembre 1870, l'imperatore francese decadde e a Parigi venne proclamata la Terza Repubblica, determinando l'immediato ritiro delle truppe francesi dal Lazio. Il governo guidato da Giovanni Lanza comprese all'istante che il vuoto geopolitico offriva una finestra irripetibile per raggiungere l'agognato compimento dell'unità nazionale senza rischiare una ritorsione militare internazionale da parte delle potenze cattoliche.
La mobilitazione del corpo d'operazione e il rifiuto pontificio
Il piano operativo venne affidato al generale piemontese Raffaele Cadorna, veterano delle guerre risorgimentali, al comando di un corpo d'armata forte di oltre cinquantamila soldati suddivisi in cinque divisioni regolari. L'avanzata iniziò l'undici settembre dopo che il conte Ponza di San Martino ebbe consegnato a papa Pio Nono una lettera autografa di re Vittorio Emanuele Secondo, nella quale si invocava l'ingresso pacifico dell'esercito regio a tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza del pontefice. La risposta di Pio Nono fu un netto e irrevocabile rifiuto, dettato dalla ferma convinzione che qualsiasi cessione volontaria avrebbe legittimato una violazione sacrilega del patrimonio di San Pietro. A difesa dell'Urbe il generale pontificio Hermann Kanzler disponeva di circa tredicimila uomini, formati principalmente dal battaglione degli zuavi pontifici, volontari cattolici provenienti da Francia, Belgio, Olanda, Canada e Irlanda, affiancati da carabinieri pontifici, squadriglieri e guardie svizzere. Pur conscio della sproporzione delle forze in campo, Kanzler ricevette dal papa l'ordine perentorio di opporre una resistenza simbolica ma effettiva, sufficiente a dimostrare al mondo che la Santa Sede cedeva unicamente alla violenza materiale delle armi.
Parametro Operativo
Esercito Italiano (Regno d'Italia)
Esercito Pontificio (Santa Sede)
Comandante Generale
Generale Raffaele Cadorna
Generale Hermann Kanzler
Consistenza Truppe
Circa cinquantamila effettivi mobilitati
Circa tredicimila effettivi e volontari
Settore Principale di Sfondamento
Mura Aureliane tra Porta Salaria e Porta Pia
Villa Bonaparte e bastione di Porta Pia
Pezzi d'Artiglieria Schierati
Cannoni rigati da dodici e sedici centimetri
Artiglieria fissa da fortezza sulle mura
Perdite nello Scontro Finale
Quarantanove caduti e oltre centoquaranta feriti
Diciannove caduti e sessantotto feriti
Il bombardamento e l'assalto dei bersaglieri
Le operazioni di fuoco iniziarono puntualmente alle ore cinque e un quarto del mattino del venti settembre. L'artiglieria italiana aprì il tiro simultaneamente su diversi accessi della città, compresi Porta San Giovanni, Porta San Lorenzo e Porta San Pancrazio, quest'ultima cannoneggiata duramente dalla divisione guidata da Nino Bixio per impegnare le riserve pontificie. Il fulcro strategico del cannoneggiamento si concentrò tuttavia sul tratto di mura adiacente alla villa Bonaparte, a poca distanza dal varco monumentale di Porta Pia progettato da Michelangelo Buonarroti. L'ordine di aprire il fuoco nel settore decisivo fu impartito dal capitano Giacomo Segre, comandante della quinta batteria dell'undicesimo reggimento di artiglieria, la cui appartenenza alla religione ebraica permise di superare qualsiasi scrupolo legato alla minaccia di scomunica papale pendente sugli aggressori. Dopo oltre quattro ore di martellamento continuo da parte dei moderni cannoni a canna rigata, alle ore nove e trenta una sezione di muratura larga circa trenta metri collassò verso l'interno, sollevando una densa coltre di polvere e calce. Alle ore nove e quarantacinque il trentacinquesimo reggimento di fanteria e il dodicesimo battaglione dei bersaglieri si lanciarono all'assalto all'arma bianca risalendo le macerie, guidati dal maggiore Giacomo Pagliari che cadde colpito a morte proprio mentre incoraggiava i suoi soldati verso la sommità della breccia.
La resa pontificia e le conseguenze storiche
Non appena i fanti e i bersaglieri italiani riuscirono a scavalcare i detriti e a penetrare nel giardino di villa Bonaparte, sulle torri di Castel Sant'Angelo e sulla cupola della basilica di San Pietro venne issata la bandiera bianca della capitolazione, conformemente alle istruzioni impartite dal cardinale Giacomo Antonelli e da papa Pio Nono per evitare un inutile bagno di sangue tra i vicoli abitati della città. Alle ore dieci e trenta le armi tacquero definitivamente su tutti i fronti urbani. L'ingresso delle truppe sabaude portò all'immediata occupazione dei quartieri centrali, mentre le guarnigioni papali furono disarmate e radunate in piazza San Pietro tra gli onori delle armi. Il due ottobre 1870 si tenne il plebiscito popolare che sancì con centotrentatremila voti a favore e appena quarantasei contrari l'annessione formale di Roma e del territorio laziale al Regno d'Italia. Il parlamento approvò nel maggio 1871 la legge delle Guarentigie per assicurare unilateralmente l'indipendenza spirituale del papato, ma Pio Nono si dichiarò prigioniero politico nello Stato del Vaticano e promulgò la disposizione del Non expedit, vietando ai cattolici italiani di partecipare alla vita elettorale e politica dello Stato unitario.
La breccia di Porta Pia non rappresentò soltanto la conclusione dell'epopea territoriale del Risorgimento, bensì il momento fondativo della moderna laicità italiana, sancendo la definitiva tramonto del millenario Stato Pontificio e inaugurando un complesso processo di convivenza civile e istituzionale destinato a trovare una risoluzione organica soltanto molti decenni dopo con la firma dei patti del Laterano.