Cerchi delle fate nel deserto del Namib, circoli di terreno nudo
Nel deserto del Namib, in Namibia, migliaia di cerchi di terreno nudo punteggiano la savana arida come un gigantesco reticolo di punti. Circondati da anelli di vegetazione più fitta, questi "cerchi delle fate" hanno acceso dibattiti scientifici per decenni: sono opera di termiti, o il risultato di una competizione estrema per l'acqua tra le piante? LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
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Un pattern geometrico che sfida l'ecologia
I cerchi delle fate, così chiamati per l'antica credenza popolare che li attribuisse a danze di spiriti, sono formazioni circolari di terra nuda che variano da due a quindici metri di diametro, distribuite in modo quasi regolare su una fascia di oltre 1.500 chilometri del Namib. La loro disposizione ricorda un esagono perfetto, simile alla struttura di un reticolo cristallino, e la distanza tra un cerchio e l'altro aumenta all'aumentare dell'aridità. Questa regolarità ha portato i ricercatori a escludere fenomeni casuali e a cercare spiegazioni legate a processi di auto-organizzazione. Le prime ipotesi, risalenti agli anni Settanta, parlavano di radiazioni dal sottosuolo o di depositi di sali tossici, ma sono state rapidamente abbandonate per mancanza di prove. Oggi le due teorie principali contrappongono l'azione delle termiti a un modello idrodinamico di competizione radicale.
La teoria delle termiti: ingegneri del suolo
A favore della tesi biologica, il biologo tedesco Norbert Juergens ha condotto uno studio decennale in cui ha esaminato il sottosuolo di oltre un migliaio di cerchi, scoprendo in quasi tutti la presenza di termiti della specie Psammotermes allocerus. Questi insetti si nutrono delle radici delle piante che cercano di ricrescere all'interno del cerchio, mantenendo così il terreno privo di vegetazione e creando una zona di accumulo di umidità. La termite, infatti, perfora il suolo con gallerie che trattengono l'acqua piovana, creando una riserva idrica a pochi centimetri di profondità. I cerchi diventano così delle "fabbriche d'acqua" che permettono alla colonia di sopravvivere anche durante le lunghe siccità. Juergens sostiene che questa simbiosi sia la causa primaria del fenomeno, e che la regolarità sia dovuta alla competizione tra diverse colonie per il territorio.
La competizione idrica: il modello vegetale
Dall'altro lato, il fisico italiano Stefano Caneva e il matematico sudafricano Andrew Leys hanno proposto un modello puramente vegetale, basato sulla teoria delle risorse idriche. Secondo questa visione, le piante della savana arida competono per l'acqua in modo così intenso da creare una "zona di esclusione" attorno a ogni cespuglio. Quando una pianta muore, l'acqua che prima era assorbita dalle sue radici si diffonde lateralmente, favorendo la crescita delle piante vicine, che a loro volta formano un anello più fitto. Questo processo si autoalimenta, generando un pattern spaziale che minimizza lo stress idrico complessivo. Simulazioni al computer hanno mostrato che questo modello produce strutture circolari molto simili a quelle reali, anche in assenza di termiti. Nel 2022, un esperimento di irrigazione controllata in una zona del Namib ha fatto riapparire la vegetazione all'interno di alcuni cerchi, suggerendo che la competizione idrica gioca effettivamente un ruolo chiave.
Il dibattito continua: una sintesi possibile?
Negli ultimi anni, diversi ecologi hanno cercato di conciliare le due teorie, ipotizzando che i cerchi siano il risultato di un'interazione complessa tra termiti e piante. Le termiti potrebbero agire come "amplificatori" del fenomeno, mantenendo il terreno nudo dopo che la competizione idrica ha inizialmente ucciso la vegetazione. Inoltre, le due spiegazioni potrebbero essere valide in aree diverse del Namib, a seconda del tipo di suolo e delle precipitazioni. Le analisi isotopiche dell'acqua raccolta nei cerchi hanno rivelato che, in alcuni casi, l'umidità proviene da falde profonde, mentre in altri è di origine meteorica. Questo suggerisce che non esista una causa unica, ma un insieme di fattori che interagiscono in modo diverso a seconda delle condizioni locali. La ricerca continua, e nuovi studi con droni iperspettrali e sensori termici stanno fornendo dati sempre più precisi.
In conclusione, i cerchi delle fate del Namib sono un affascinante enigma ecologico che ci ricorda quanto sia complessa la vita nei deserti. Le due teorie, lungi dall'escludersi, potrebbero rappresentare facce della stessa medaglia: un sistema di adattamento estremo alla scarsità d'acqua, dove piante e termiti coevolvono in un equilibrio dinamico. La loro comprensione potrebbe persino aiutare a sviluppare strategie di gestione delle terre aride di fronte ai cambiamenti climatici.