La fase 2 della colonizzazione lunare prevede l'identificazione dei depositi di ghiaccio d'acqua nei crateri polari permanentemente in ombra. Spettrometri a neutroni orbitali mappano la densità dell'idrogeno per individuare le riserve idriche nascoste, essenziali per future basi umane. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
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I crateri dove non batte il sole
I poli della Luna presentano zone chiamate "crateri permanentemente in ombra" (PSR, Permanent Shadowed Regions), dove la luce solare non arriva mai a causa dell'inclinazione dell'asse lunare. In queste depressioni, le temperature possono scendere fino a -240°C, un ambiente ideale per intrappolare il ghiaccio d'acqua proveniente da comete e asteroidi che hanno bombardato la Luna miliardi di anni fa. Le prime evidenze di ghiaccio lunare risalgono alle missioni Clementine (1994) e Lunar Prospector (1998), che rilevarono anomalie nei flussi di neutroni indicanti la presenza di idrogeno. Successivamente, la sonda indiana Chandrayaan-1 confermò la presenza di molecole d'acqua e di idrossile (OH) sulla superficie, e il suo strumento Moon Mineralogy Mapper (M3) identificò tracce di ghiaccio nei crateri del polo sud. La quantità di ghiaccio potrebbe essere ingente: si stima che ogni cratere possa contenere fino a 10-100 milioni di tonnellate d'acqua, una risorsa inestimabile per future missioni umane.
Spettrometri a neutroni, la mappa dell'idrogeno
Per individuare i depositi di ghiaccio, gli spettrometri a neutroni (come il LEND a bordo del Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA) misurano il flusso di neutroni provenienti dal suolo lunare. L'idrogeno, presente nell'acqua o nel ghiaccio, rallenta i neutroni in modo caratteristico: rilevando la riduzione del numero di neutroni veloci, si può stimare la concentrazione di idrogeno nei primi metri di regolite. Questa tecnica ha permesso di produrre mappe dettagliate della densità di idrogeno nei crateri del polo sud, come il cratere Shackleton e il cratere Cabeus. La missione LCROSS (2009) ha confermato la presenza di ghiaccio facendo schiantare un razzo nel cratere Cabeus e analizzando lo spettro del pennacchio di detriti, trovando una firma inequivocabile di acqua e di altri composti volatili. Attualmente, le agenzie spaziali (NASA, ESA, CNSA) stanno pianificando missioni robotiche per perforare il suolo e estrarre campioni, gettando le basi per la futura estrazione in situ (ISRU, In-Situ Resource Utilization).
Perchè l'acqua è fondamentale per la colonizzazione
L'acqua sulla Luna non è solo per dissetare gli astronauti: è la chiave per produrre carburante, ossigeno respirabile e materiali da costruzione. L'elettrolisi dell'acqua può generare ossigeno e idrogeno, quest'ultimo utilizzabile come propellente per razzi. Inoltre, l'acqua può essere usata come scudo dalle radiazioni cosmiche e per la coltivazione di piante in serre lunari. Trasportare l'acqua dalla Terra sarebbe estremamente costoso (circa 1 milione di dollari al litro), quindi la capacità di estrarla localmente renderebbe economicamente sostenibile una base permanente. Il polo sud lunare è il sito privilegiato per queste operazioni, grazie alla presenza di crateri con ghiaccio e a zone di illuminazione perpetua (picchi di luce) per l'energia solare. Le missioni Artemis della NASA prevedono di allunare vicino al polo sud già nel 2026, e i rover saranno equipaggiati con trivelle e spettrometri per cercare ghiaccio a profondità di un metro o più. La sfida tecnologica è immensa, ma le potenzialità scientifiche e commerciali sono enormi.
Il ghiaccio lunare rappresenta il primo passo verso una presenza umana duratura oltre la Terra. Scoprirlo e sfruttarlo è una delle avventure più stimolanti del nostro secolo, che potrebbe aprire la strada a Marte e oltre.