\\ Home Page : Articolo : Stampa
ChatGPT, Claude e Gemini nel mirino: così Boko Haram sfrutta l'IA generativa per costruire bombe
Di Alex (del 16/07/2026 @ 09:00:00, in Intelligenza Artificiale, letto 56 volte)
[🔍 CLICCA PER INGRANDIRE]
Chatbot su schermo con simboli di esplosivi e terrorismo
Chatbot su schermo con simboli di esplosivi e terrorismo
Un report della Cambridge Programme on AI Science & Policy rivela che Boko Haram ha usato chatbot come ChatGPT e Claude per progettare ordigni e ottenere consigli tattici. Le testimonianze di ex membri mostrano come l'IA sia stata integrata nelle operazioni del gruppo jihadista. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.

🎧 Ascolta questo articolo


Bonus Video





Un'indagine senza precedenti sul campo
Per la prima volta, un team di ricercatori ha documentato con testimonianze dirette l'uso di chatbot di intelligenza artificiale da parte di un gruppo terroristico. Lo studio, condotto dalla Cambridge Programme on AI Science & Policy (CASP) e pubblicato il 10 luglio 2026, si basa su 57 interviste faccia a faccia con 27 ex membri di Boko Haram e della sua fazione affiliata all'ISIS, ISWAP, raccolte tra il 2025 e il 2026 nel nordest della Nigeria. La ricercatrice Antonia Juelich, autrice principale, ha dichiarato di aver mostrato personalmente un chatbot a un ex comandante in una stanza d'albergo, chiedendogli se lo avesse mai usato. L'uomo ha annuito e ha spiegato: "Scrivi la domanda, ad esempio 'come posso costruire una bombà, e ti dice come fare. È come un robot umano". Questa testimonianza, insieme ad altre, ha aperto uno scenario inquietante: i chatbot commerciali, progettati per assistere gli utenti in compiti quotidiani, vengono ora sfruttati per scopi bellici e terroristici, aggirando con relativa facilità i filtri di sicurezza messi in atto dalle aziende.

Chatbot utilizzati: ChatGPT, Claude, Gemini, Grok, Meta AI, DeepSeek
Gli ex miliziani hanno raccontato di aver usato indistintamente una vasta gamma di chatbot: ChatGPT di OpenAI, Claude di Anthropic, Gemini di Google, Grok di xAI (l'azienda di Elon Musk), Meta AI e persino DeepSeek, un modello cinese. Ogni chatbot veniva impiegato per compiti specifici. Per la progettazione di ordigni esplosivi, ad esempio, prediligevano ChatGPT e Claude, ritenuti più dettagliati nelle risposte tecniche. Per l'identificazione di armamenti sequestrati all'esercito nigeriano, usavano Gemini per la sua capacità di riconoscere immagini, mentre per la risoluzione di problemi meccanici sui fucili inceppati si affidavano a Meta AI, che dava consigli pratici. Inoltre, i chatbot venivano consultati per suggerire tattiche di combattimento, come posizionare gli uomini in un'imboscata o organizzare un attacco a un convoglio, e persino per analizzare a posteriori gli attacchi compiuti, valutando cosa aveva funzionato e cosa no. Questo uso sistematico indica che l'IA generativa è ormai integrata nella logistica quotidiana del gruppo, non si tratta di episodi isolati.

ChatbotProduttoreUso principale riportato
ChatGPTOpenAIProgettazione di ordigni, tattiche
ClaudeAnthropicDettagli tecnici su esplosivi
GeminiGoogleRiconoscimento di armamenti
GrokxAIAnalisi post-attacco
Meta AIMetaRiparazione di armi meccaniche
DeepSeekDeepSeek (Cina)Informazioni generali


I filtri di sicurezza aggirati con facilità
Le aziende produttrici di questi chatbot hanno implementato sistemi di moderazione che dovrebbero bloccare richieste legate ad armi, esplosivi e violenza. Tuttavia, i testimoni hanno affermato che questi controlli sono stati aggirati con semplici accorgimenti: ad esempio, riformulando la domanda in modo più vago ("come si fa a far esplodere un contenitore?"), o fingendo di essere un ingegnere che lavora a un progetto minerario. Un ex membro ha raccontato che, dopo alcuni tentativi, si imparava rapidamente quali parole chiave evitare e come ottenere risposte utili senza attivare i filtri. Questo solleva seri interrogativi sull'efficacia delle attuali politiche di moderazione, soprattutto quando i chatbot sono disponibili gratuitamente e in molte lingue, rendendo difficile per le aziende monitorare ogni singola interazione. Il report CASP segnala che, in alcuni casi, i chatbot hanno addirittura fornito istruzioni passo-passo per costruire detonatori a distanza, utilizzando materiali facilmente reperibili in un negozio di ferramenta.

Addestramento con operativi dell'ISIS e integrazione nella catena di comando
Un aspetto particolarmente allarmante emerso dalle interviste riguarda le sessioni di addestramento condotte da operativi stranieri legati all'Islamic State, che tra il 2023 e il 2025 hanno insegnato ai membri di ISWAP l'uso avanzato dei chatbot. Questi istruttori mostravano non solo come interrogare i modelli, ma anche come valutare le risposte, distinguendo le informazioni affidabili da quelle approssimative. Inoltre, l'uso dell'IA si è progressivamente inserito nella catena di comando: i comandanti di Boko Haram hanno iniziato a richiedere che le decisioni tattiche fossero validate da una "consulenza AI" prima di essere messe in atto, creando una sorta di doppio controllo umano-macchina. Questo fenomeno è ancora limitato e non ha sostituito la tradizionale formazione militare, ma dimostra che i gruppi terroristici sono rapidi nell'adottare nuove tecnologie, spesso più velocemente di quanto le aziende e i governi riescano a contrastarle.

Limiti metodologici dello studio e implicazioni etiche
Lo studio stesso ammette un limite importante: le informazioni si basano su racconti retrospettivi di ex miliziani, che potrebbero essere influenzati da memoria selettiva, esagerazione o persino finzione. Non è possibile verificare in modo indipendente se le risposte fornite dai chatbot siano state effettivamente messe in pratica o se gli intervistati abbiano enfatizzato il ruolo dell'IA per ottenere benefici o per impressionare i ricercatori. Tuttavia, il dato più solido è che i chatbot hanno effettivamente risposto a domande sensibili, violando le policy di sicurezza. Questo è già di per sè un problema grave, indipendentemente dall'uso pratico. Le aziende coinvolte hanno dichiarato che stanno rafforzando i filtri e collaborando con le autorità, ma la vicenda evidenzia una sfida epocale: come bilanciare l'utilità dei modelli linguistici con la necessità di impedirne l'abuso da parte di attori malintenzionati? La risposta non è semplice, e probabilmente richiederà una combinazione di tecnologie migliori, regolamentazioni internazionali e una maggiore consapevolezza degli utenti. Il report di Cambridge ha gettato luce su un uso inquietante dell'intelligenza artificiale: non più solo per disinformazione o truffe, ma per attività letali. La facilità con cui i chatbot forniscono istruzioni per costruire bombe è un campanello d'allarme per tutti. Mentre le aziende cercano di correre ai ripari, la lezione è chiara: l'IA è uno strumento potente, e come tale può essere usata per il bene o per il male. Sta a noi, come società, decidere come governarla.

Commenta in Telegram