Ritratti in ordine cronologico degli imperatori romani da Augusto a Nerva
Dalla fondazione dell'impero con Ottaviano Augusto fino alla dinastia flavia e ai primi imperatori adottivi, Roma attraversò un secolo e mezzo di grandezza e follia, tra condottieri illuminati e tiranni sanguinari che ne segnarono il destino. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
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La dinastia Giulio-Claudia: l'alba dell'impero
Tutto cominciò con Ottaviano Augusto, pronipote di Giulio Cesare, che nel 27 avanti Cristo ricevette dal Senato il titolo di princeps e pose fine a un secolo di guerre civili. Augusto governò con intelligenza e moderazione per oltre quarant'anni, pacificando le province, costruendo strade e acquedotti e dando vita a un periodo di stabilità noto come Pax Romana. Alla sua morte, nel 14 dopo Cristo, gli succedette Tiberio, figlio adottivo e valente generale, che però trascorse gli ultimi anni di regno in un volontario esilio sull'isola di Capri, alimentando sospetti e intrighi. Il testimone passò quindi a Caligola, il cui breve principato (37-41 dopo Cristo) fu segnato da stravaganze, crudeltà e una presunta follia che lo portò a nominare senatore il proprio cavallo e a sperperare il tesoro di stato. La sua uccisione da parte dei pretoriani aprì la strada a Claudio, zio di Caligola, uomo di cultura e amministratore capace, che espanse l'impero conquistando la Britannia e riformò la burocrazia. Claudio morì probabilmente avvelenato dalla moglie Agrippina, che intendeva così assicurare il trono al figlio Nerone. L'ultimo Giulio-Claudio, Nerone, passò alla storia per la persecuzione dei cristiani, l'incendio di Roma del 64 dopo Cristo e una vita dissoluta che lo portò al suicidio nel 68 dopo Cristo, innescando una nuova guerra civile.
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L'anno dei quattro imperatori e l'ascesa dei Flavi
Alla morte di Nerone, il Senato riconobbe come imperatore Servio Sulpicio Galba, un anziano governatore, ma il suo regno fu brevissimo: le legioni renane acclamarono Aulo Vitellio, e a Roma i pretoriani uccisero Galba e proclamarono imperatore Marco Salvio Otone. Otone fu sconfitto in battaglia da Vitellio e si suicidò, lasciando Vitellio signore di Roma. Questi resse solo pochi mesi, perchè le legioni d'Oriente e del Danubio insorsero proclamando Tito Flavio Vespasiano. Nel 69 dopo Cristo, dopo scontri sanguinosi per le strade di Roma, Vespasiano divenne imperatore e diede inizio alla dinastia Flavia. Vespasiano fu un uomo pragmatico: risanò le finanze, restaurò l'ordine e iniziò la costruzione del Colosseo, simbolo della grandezza flavia. Gli succedette il figlio Tito, amato dal popolo e ricordato per il completamento del Colosseo e per l'eruzione del Vesuvio nel 79 dopo Cristo, che distrusse Pompei ed Ercolano. Tito morì dopo soli due anni, e il potere passò al fratello Domiziano, un autocrate sospettoso ed efficiente che rafforzò la burocrazia ma perseguitò senatori e filosofi, finchè una congiura di palazzo lo eliminò nel 96 dopo Cristo.
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Nerva e la fine di un'epoca
Con la morte di Domiziano, il Senato scelse un imperatore di transizione, il vecchio Marco Cocceio Nerva, che regnò per meno di due anni. Nerva mise fine alle persecuzioni, richiamò gli esiliati e, soprattutto, adottò come figlio e successore il generale Marco Ulpio Traiano, dando inizio alla dinastia degli imperatori adottivi. Fu una scelta lungimirante: l'adozione garantiva che l'impero fosse guidato dall'uomo più competente del momento, non dal figlio biologico. Con Nerva si chiudeva il primo, turbolento secolo dell'impero, e si apriva l'epoca del massimo splendore, che sotto Traiano avrebbe portato i confini di Roma fino alla Dacia e alla Mesopotamia. Questo arco di tempo, da Augusto a Nerva, rappresenta un concentrato di tutto ciò che l'impero romano seppe essere: genio organizzativo e follia autocratica, espansione e intrighi di palazzo, capolavori architettonici e crudeltà efferate. Studiare le vite di questi dodici imperatori significa capire come Roma sia passata da città-stato a potenza mondiale, sperimentando sul campo ogni forma di governo, dalla monarchia illuminata alla tirannia sanguinaria.
Imperatore
Periodo di regno
Dinastia
Augusto
27 avanti Cristo - 14 dopo Cristo
Giulio-Claudia
Tiberio
14 - 37 dopo Cristo
Giulio-Claudia
Caligola
37 - 41 dopo Cristo
Giulio-Claudia
Claudio
41 - 54 dopo Cristo
Giulio-Claudia
Nerone
54 - 68 dopo Cristo
Giulio-Claudia
Galba
68 - 69 dopo Cristo
Nessuna (guerra civile)
Otone
69 dopo Cristo
Nessuna (guerra civile)
Vitellio
69 dopo Cristo
Nessuna (guerra civile)
Vespasiano
69 - 79 dopo Cristo
Flavia
Tito
79 - 81 dopo Cristo
Flavia
Domiziano
81 - 96 dopo Cristo
Flavia
Nerva
96 - 98 dopo Cristo
Adottivi (inizio)
L'eredità dei primi Cesari
I dodici imperatori che guidarono Roma tra il 27 avanti Cristo e il 98 dopo Cristo forgiarono le istituzioni che avrebbero retto l'impero per altri tre secoli. Augusto creò il sistema del principato, un equilibrio di poteri tra princeps, Senato ed esercito che, pur con alterne fortune, garantì una cornice di legalità anche ai peggiori tiranni. I Giulio-Claudi dimostrarono che il sangue non bastava a garantire la saggezza di un sovrano, e che un erede designato poteva essere un disastro. I Flavi, provenienti dalla borghesia italica, dimostrarono che l'impero poteva rigenerarsi dal basso, premiando il merito e la competenza. Nerva, con la sua brevissima ma sagace reggenza, indicò la via dell'adozione, che avrebbe prodotto i cosiddetti "cinque buoni imperatori". La loro storia, fatta di trionfi e di crimini, è giunta a noi attraverso le opere di storici come Tacito, Svetonio e Cassio Dione, e ha ispirato secoli di arte, letteratura e politica. Ancora oggi, passeggiando tra le rovine del Foro Romano o del Palatino, si possono quasi udire gli echi di quegli intrighi e di quelle ambizioni che plasmarono il mondo antico.
La parabola dei primi imperatori romani è un monito potente: il potere assoluto può elevare un uomo al rango di dio, ma può anche trasformarlo nella peggiore delle belve. Conoscere i Cesari è conoscere il cuore stesso di Roma, con le sue luci abbaglianti e le sue ombre più profonde.