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Singapore, la città giardino che respira verde
Di Alex (del 13/07/2026 @ 16:00:00, in Sviluppo sostenibile, letto 33 volte)
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Grattacieli ricoperti di vegetazione a Singapore
Grattacieli ricoperti di vegetazione a Singapore
Grattacieli avvolti dalla vegetazione, alberi artificiali alti come palazzi e foreste verticali dentro i centri commerciali: benvenuti nella città che ha trasformato il cemento in giardino. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.


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Da isola tropicale a laboratorio urbano del verde
Negli anni sessanta del secolo scorso, appena diventata indipendente, Singapore era una piccola isola densamente popolata e priva di risorse naturali proprie, tanto che il suo primo governo decise di puntare tutto su una strategia allora considerata visionaria: trasformare la città in un gigantesco giardino tropicale, piantando sistematicamente alberi lungo ogni strada, attorno a ogni edificio pubblico e persino dentro le infrastrutture del traffico, con l'obiettivo dichiarato di rendere l'ambiente urbano più vivibile nonostante la densità abitativa altissima dell'isola.

Quella scelta iniziale, negli ultimi decenni, si è evoluta in un approccio molto più ambizioso conosciuto come city in a garden, ovvero città dentro un giardino, un concetto che ribalta l'idea tradizionale del parco cittadino isolato dal resto dell'urbanistica, per integrare invece la vegetazione direttamente dentro l'architettura degli edifici, sui tetti, lungo le facciate verticali e persino all'interno dei centri commerciali e degli aeroporti.

I supertrees e la foresta nel cuore della citta'
Il simbolo più fotografato di questa filosofia si trova nei giardini della baia, un enorme parco costruito su terreno bonificato dal mare, dove svettano diciotto strutture chiamate supertrees, alberi artificiali alti fino a cinquanta metri che sostengono al loro interno migliaia di piante rampicanti e felci tropicali, oltre a pannelli fotovoltaici che raccolgono energia solare durante il giorno per illuminare l'intero parco durante la notte con giochi di luce colorata visibili da grande distanza.

Poco distante, l'aeroporto internazionale della città ospita al suo interno una cascata artificiale alta oltre quaranta metri, la più alta del mondo dentro un edificio, circondata da una foresta pluviale indoor climatizzata che ospita migliaia di piante ed alberi veri, dimostrando come persino uno degli spazi più funzionali e trafficati di una metropoli, un aeroporto internazionale, possa diventare un'esperienza immersiva nella natura per milioni di viaggiatori ogni anno.

Un modello studiato ed esportato in tutto il mondo
Oggi la copertura vegetale di Singapore supera abbondantemente la metà della superficie totale dell'isola, un dato sorprendente per una delle città più densamente popolate del pianeta, ottenuto grazie a normative edilizie che obbligano molti nuovi edifici a includere tetti verdi o giardini verticali proporzionali alla superficie occupata al suolo, un principio chiamato landscape replacement che di fatto restituisce alla natura lo spazio verde sottratto dalla costruzione dell'edificio stesso, semplicemente spostandolo in verticale anzichè eliminarlo.

Delegazioni di urbanisti e amministratori pubblici da decine di paesi visitano ogni anno Singapore proprio per studiare da vicino queste soluzioni, portando a casa idee che vengono poi adattate a contesti climatici molto diversi, dalle città scandinave a quelle mediorientali, dimostrando che il principio di fondo, integrare il verde nella struttura stessa degli edifici invece di relegarlo a spazi separati, può funzionare anche al di fuori del clima tropicale che ha reso possibile la crescita rigogliosa della vegetazione sull'isola.

Singapore dimostra che anche una metropoli densissima e priva di spazio può scegliere di crescere in armonia con la natura invece che a sue spese, trasformando ogni facciata, ogni tetto e ogni angolo di cemento in un'occasione per far germogliare nuova vita verde.

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