Strada della Londra vittoriana con carrozze, lampioni a gas e passanti in abiti ottocenteschi
Immaginate di passeggiare lungo una via acciottolata della capitale britannica intorno al 1870: rumore di ruote, fumo di carbone, strilloni che annunciano l'ultima edizione del Times, e una folla di cappelli a cilindro e gonne a crinolina. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
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Una città che esplode: la rivoluzione dei trasporti
All'inizio dell'Ottocento Londra contava circa un milione di abitanti; nel 1901, alla morte della regina Vittoria, aveva superato i sei milioni e mezzo, diventando la metropoli più popolosa del pianeta. A rendere possibile questa crescita fu una rete di trasporti rivoluzionaria. Le carrozze a cavalli, gli omnibus a due piani trainati da pariglie e i primi tram a vapore solcavano le strade principali, mentre dal 1863 il Metropolitan Railway, la prima ferrovia sotterranea del mondo, cominciò a trasportare passeggeri sotto la città usando locomotive a vapore condensante.
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Le stazioni erano illuminate a gas e le carrozze di terza classe erano panche di legno scoperte, esposte al fumo e alle scintille. I ponti sul Tamigi – il London Bridge, il Westminster Bridge e il nuovo Tower Bridge inaugurato nel 1894 – collegavano le due sponde, ma il traffico fluviale di chiatte, battelli a vapore e velieri era ancora intensissimo. La stazione ferroviaria di Paddington, progettata da Isambard Kingdom Brunel, con la sua volta in ferro e vetro, era un tempio del progresso che accoglieva viaggiatori da tutto il Regno Unito.
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I mercati e la vita di strada
La Londra vittoriana era un immenso bazar a cielo aperto. Covent Garden, con le sue colonne neoclassiche, era il mercato ortofrutticolo più grande d'Europa, dove all'alba arrivavano tonnellate di frutta e verdura dalla campagna su carri trainati da cavalli. A pochi passi, il mercato dei fiori di Covent Garden riforniva le case aristocratiche di rose, camelie e orchidee. Nei vicoli dell'East End, invece, i mercatini di Whitechapel e Petticoat Lane vendevano abiti usati, cianfrusaglie, cibo di strada e animali vivi, tra un frastuono di voci e il fumo dei bracieri. I venditori ambulanti, chiamati costermongers, spingevano carretti carichi di patate, ostriche, torte di carne e lavanda, gridando a squarciagola per attirare i clienti. Le strade erano affollate da una fauna umana variopinta: uomini-sandwich che pubblicizzano prodotti camminando con cartelli appesi, lustrascarpe bambini, musicisti di strada e artisti da fiera. L'illuminazione a gas aveva trasformato la notte, rendendo possibili spettacoli teatrali, cene nei club e passeggiate serali, ma nelle zone più povere le strade rimanevano buie e pericolose, rischiarate solo da rari lampioni a olio.
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Ricchezza e miseria: le due facce della capitale
La Londra vittoriana era una città di contrasti estremi. Mentre nei quartieri di Mayfair e Belgravia i nobili e gli industriali abitavano in palazzi sontuosi con servitù in livrea, a poche centinaia di metri, nei bassifondi di St. Giles e Seven Dials, intere famiglie vivevano in scantinati umidi e senza finestre. La pubblicazione del rapporto di Henry Mayhew "London Labour and the London Poor" (1851) sconvolse l'opinione pubblica, rivelando l'esistenza di lavoratori che raccoglievano sterco di cane per venderlo ai conciatori, di raccoglitrici di stracci e di bambini spazzacamini. Il Tamigi, prima della costruzione del moderno sistema fognario progettato da Joseph Bazalgette dopo il "Grande Puzzo" del 1858, era una fogna a cielo aperto, fonte di colera e tifo. La celebre nebbia londinese, la "pea-souper" giallastra, non era un fenomeno naturale ma una miscela di fumo di carbone e vapore acqueo che paralizzava la città e causava migliaia di morti per malattie respiratorie. Il romanzo "Oliver Twist" di Charles Dickens e le inchieste giornalistiche gettarono luce su queste piaghe, spingendo il Parlamento a varare le prime riforme sanitarie e le leggi sul lavoro minorile.
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Il tempo libero e le grandi esposizioni
Nonostante le disuguaglianze, la Londra vittoriana seppe anche offrire svago e meraviglia. Il Crystal Palace, costruito per la Grande Esposizione Universale del 1851 a Hyde Park, era una cattedrale di vetro e ferro lunga oltre 500 metri, che ospitò più di 14.000 espositori da tutto il mondo, dalle macchine a vapore ai diamanti del Koh-i-Noor
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Dopo la chiusura, l'edificio fu trasferito a Sydenham e divenne un parco divertimenti con giardini, fontane e concerti. I teatri del West End, come il Lyceum e il Drury Lane, mettevano in scena melodrammi e operette, mentre i music hall, con le loro atmosfere popolari, offrivano canzoni comiche e numeri di varietà a un pubblico di operai e impiegati. I musei di South Kensington – il Victoria and Albert Museum, il Natural History Museum e il Science Museum – furono fondati proprio in questo periodo con lo scopo di educare le masse. La domenica, le famiglie borghesi passeggiavano nei parchi di Hyde Park e Regent's Park, ascoltando bande musicali e noleggiando barche sui laghi artificiali. Fu in questi anni che Londra inventò il concetto moderno di tempo libero metropolitano, fatto di spettacolo, cultura e consumo.
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La Londra vittoriana fu un laboratorio del mondo contemporaneo, dove convissero l'ingegno ingegneristico e la più nera povertà. Camminare tra le sue strade oggi, anche solo con la fantasia, significa fare i conti con le radici della nostra modernità.