Galeoni spagnoli distrutti da tempeste e fuoco inglese
Nell'estate del 1588 la cosiddetta Invincibile Armata spagnola salpò per invadere l'Inghilterra e restaurare il cattolicesimo, ma una combinazione di errori strategici, abili tattiche inglesi e violente tempeste trasformò la spedizione in un disastro che segnò il declino della potenza navale di Filippo II. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
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La spedizione che doveva conquistare l'Inghilterra La genesi del conflitto va ricercata nelle tensioni religiose e politiche tra la Spagna cattolica e l'Inghilterra elisabettiana, esacerbate dall'esecuzione di Maria Stuarda nel febbraio 1587 e dalle incursioni dei corsari inglesi come Francis Drake contro i galeoni spagnoli carichi d'oro americano. Filippo II, che già meditava l'invasione, ottenne la benedizione di papa Sisto V e mise in cantiere la più grande flotta mai vista in Europa: 130 navi, 2.500 cannoni, oltre 30.000 uomini tra marinai e soldati. Il comando fu affidato ad Alonso Pérez de Guzmán, duca di Medina Sidonia, un nobile senza esperienza di battaglie navali ma fedele alla corona. Il piano prevedeva di risalire la Manica, congiungersi con l'esercito del duca di Parma stanziato nelle Fiandre, caricare 27.000 veterani su chiatte e sbarcare sulle coste del Kent per marciare su Londra. La flotta inglese, guidata da Lord Howard di Effingham e da audaci vice come Drake, Hawkins e Frobisher, era composta da circa 200 navi più piccole ma maneggevoli, dotate di cannoni a lunga gittata e in grado di ricaricare rapidamente. Il 19 luglio 1588, quando l'Armata fu avvistata al largo della Cornovaglia, gli inglesi attuarono una tattica di disturbo continuo: evitando l'abbordaggio, colpivano da distanza le pesanti galeazze spagnole, che faticavano a manovrare contro vento. Dopo una settimana di schermaglie, l'Armata riuscì ad ancorarsi davanti a Calais in attesa di Parma, ma la notte tra il 28 e il 29 luglio gli inglesi scagliarono otto navi incendiarie contro la flotta ancorata. Il panico fu tale che molti equipaggi spagnoli tranciarono le ancore e fuggirono disordinatamente, rompendo la formazione. La battaglia decisiva di Gravelines, combattuta il 29 luglio sotto costa fiamminga, vide gli inglesi martellare le navi spagnole per ore, infliggendo gravi danni e centinaia di morti. Medina Sidonia, con le munizioni in esaurimento e le navi sospinte verso i banchi di sabbia, decise di rinunciare all'invasione e ordinò la ritirata verso nord, tentando di circumnavigare la Scozia e l'Irlanda per tornare in Spagna. Ma violente tempeste autunnali colpirono la flotta, già provata e a corto di viveri, causando naufragi sulle coste irlandesi: oltre venti navi affondarono, molte con l'intero equipaggio, e i superstiti che raggiungevano la riva venivano spesso massacrati dalle truppe inglesi di presidio. Delle 130 imbarcazioni partite, solo 67 riuscirono a rientrare in Spagna entro ottobre, con la perdita di circa 15.000 uomini. La sconfitta non pose fine immediata alla potenza spagnola, ma ne incrinò il mito di invincibilità e diede all'Inghilterra un prestigio navale che avrebbe favorito l'espansione coloniale dei secoli successivi. L'Invincibile Armata rimane un esempio di come la tecnologia, la meteorologia e la strategia possano ribaltare anche la più imponente delle forze militari.