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Arelate, quando Arles divenne la Roma della Gallia
Di Alex (del 15/06/2026 @ 11:00:00, in Storia Impero Romano, letto 68 volte)
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Il teatro e l'anfiteatro di Arelate dominano la città romana
Il teatro e l'anfiteatro di Arelate dominano la città romana
Lungo il Rodano, nuove banchine di pietra si riempiono di mercanti e merci provenienti da tutto il mondo romano. Ponti massicci attraversano il fiume, i teatri accolgono i primi spettacoli e imponenti edifici pubblici sorgono tra nuvole di polvere di calcare. Ingegneri romani, artigiani gallici, coloni veterani e commercianti locali plasmano una delle città più nuove dell'età augustea. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.


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La fondazione di Arelate e il ruolo di Cesare
Arelate (l'odierna Arles, in Provenza) iniziò la sua ascesa nel 46 avanti Cristo, quando Giulio Cesare, reduce dalla vittoria su Pompeo, decise di fondare una colonia per i veterani della Legio VI Ferrata. La città sorgeva su un precedente insediamento greco (Theline) ed era strategicamente posizionata all'ultimo ponte sul Rodano prima del delta, al crocevia tra la Via Domizia (che collegava l'Italia alla Spagna) e la via fluviale verso Lione e il Reno. Cesare concesse ad Arelate il rango di "colonia romana" (Colonia Julia Paterna Arelate Sextanorum), con esenzione dalle tasse per i primi dieci anni. I veterani, che ricevettero lotti di terra nei fertili campi della pianura, costruirono la città secondo il modello dell'accampamento romano: un rettangolo di settecento metri per cinquecento, con due strade principali (cardo e decumano) che si incrociavano al centro, dove sorgeva il foro. Le mura, costruite con blocchi di pietra calcarea estratta dalle vicine cave di Fontvieille, erano alte sei metri e spesse due, con torri quadrate ogni quaranta metri. Il porto fluviale, protetto da un'isola artificiale, poteva ospitare fino a cento navi contemporaneamente. Il figlio adottivo di Cesare, Augusto, visitò Arelate nel 27 avanti Cristo e rimase talmente colpito dalla sua crescita che la elevò al rango di capitale della provincia della Gallia Narbonense, in sostituzione di Narbona (Narbonne). Fu Augusto a commissionare i grandi lavori pubblici che trasformarono Arelate in una delle città più belle dell'impero: un foro monumentale con una basilica di centodieci metri di lunghezza, un tempio di Augusto e di Roma (il primo in Gallia dedicato al culto imperiale), un teatro di diciottomila posti e un anfiteatro di venticinquemila. L'anfiteatro, detto "Les Arènes", è ancora oggi in piedi e rappresenta uno dei monumenti romani meglio conservati al mondo, secondo solo al Colosseo e all'Arena di Verona per dimensioni e stato di conservazione. La sua costruzione richiese vent'anni e l'impiego di tremila operai, che scolpirono a mano sessantamila blocchi di pietra. L'inaugurazione, nell'anno 12 dopo Cristo, fu celebrata con cento giorni di giochi: combattimenti gladiatorii, cacce agli animali e rievocazioni navali (naumachie) allestite nel Rodano.

Il teatro e l'anfiteatro: i gioielli di Arelate
Il teatro di Arelate, costruito sul pendio del colle di Hauture, era considerato dai contemporanei uno dei più belli dell'Occidente. La cavea (gradinate) semicircolare, con un diametro di centodue metri, poteva ospitare diciottomila spettatori. La scena, alta ventidue metri e larga quaranta, era decorata con tre ordini di colonne in marmo (corinzio, ionico e dorico) e sormontata da una statua di Apollo, dio delle arti. Il fondale della scena (frons scaenae) era un tripudio di marmi policromi: giallo antico dalla Numidia, rosso porfido dall'Egitto, verde cipollino dalla Grecia. Nel teatro si rappresentavano non solo opere di autori classici (greco e latino), ma anche i "ludi scaenici" (spettacoli di danza e musica) e le "pantomimae" (drammi danzati), molto amati dai gallo-romani. L'acustica era tale che un sussurro dalla scena poteva essere udito anche nell'ultima fila, grazie a una serie di cavità risonanti (vasi di bronzo) incastonate nelle gradinate. L'anfiteatro, invece, era un ellisse di centotrentasei metri per centosette, con un'arena centrale di sessantotto metri per trentaquattro. I gradini erano divisi in quattro settori (cunei) con accessi separati per ordine sociale: il primo ordine era per i senatori e i notabili, il secondo per i cavalieri e i cittadini abbienti, il terzo per la plebe, il quarto per le donne e gli schiavi. Sotto l'arena correva un complesso sistema di sotterranei (hypogea) con gabbie per gli animali, montacarichi in legno e carrelli per sollevare le belve direttamente al centro dell'arena. Durante le venationes, furono importati ad Arelate leoni dell'Atlante (oggi estinti), tigri del Caspio, orsi dei Pirenei, e persino elefanti africani. Una iscrizione celebrativa ricorda un certo Marcus Junius, che nel 123 dopo Cristo offrì alla cittadinanza "undici leoni, sette tigri, diciotto orsi, trentadue leopardi e quarantadue cinghiali" in un solo giorno di giochi. Il costo fu di due milioni di sesterzi, che lo rovinarono ma gli valsero una statua equestre nel foro. Oggi, gli Arenes di Arles ospitano corride durante la Feria (ispirate a quelle spagnole) e spettacoli teatrali estivi, continuando una tradizione di spettacolo lunga duemila anni.

Monumento Dimensioni Capienza
Anfiteatro 136x107 metri 25.000 spettatori
Teatro Diametro 102 metri 18.000 spettatori
Terme di Costantino 90x60 metri 1.000 persone contemporaneamente
Porto fluviale 400 metri di banchina 100 navi


L'eredità di Costantino e il declino
Nel quarto secolo dopo Cristo, Arelate conobbe una seconda giovinezza quando l'imperatore Costantino I (detto il Grande) scelse la città come residenza preferita durante le sue campagne galliche. Costantino ampliò il foro, costruì un palazzo imperiale (oggi scomparso) e fece erigere le imponenti Terme di Costantino, le più grandi della Gallia, con aule riscaldate, piscine di acqua calda e fredda, e un "caldarium" circolare di venticinque metri di diametro, coperto da una cupola in calcestruzzo che rivaleggiava con il Pantheon di Roma. I resti delle terme, sebbene parzialmente distrutti, sono ancora visibili lungo il Rodano. Costantino concesse ad Arelate il titolo di "città metropoli" e vi trasferì la zecca imperiale per l'Occidente, che produsse milioni di monete d'oro (solidi) e d'argento (siliquae). Nel 314 dopo Cristo, ospitò il Concilio di Arles, un'assise di vescovi cristiani convocata per condannare il donatismo (eresia nordafricana). Fu in questa occasione che il vescovo di Arles, Mariano, ricevette il titolo di "primate delle Gallie", e la città divenne un centro del cristianesimo nascente. La basilica di Santo Stefano, costruita nel V secolo sui resti di un tempio pagano, custodiva le reliquie del santo e attirava pellegrini da tutta Europa. Il declino di Arelate iniziò con le invasioni barbariche: nel 470 dopo Cristo, i Visigoti la conquistarono, poi i Burgundi, poi i Franchi. Il porto si insabbiò, il Rodano cambiò corso, la popolazione scese a poche migliaia di anime. Ma la memoria di Arelate non morì mai: nel Medioevo, i pellegrini diretti a Santiago di Compostela sostavano tra le sue rovine romane, e nel Rinascimento, gli umanisti riscoprirono le sue iscrizioni e i suoi marmi. Oggi, Arles è patrimonio dell'UNESCO, e chiunque cammini per le sue strade può ancora sentire il passo dei legionari di Cesare e la voce degli attori nel teatro. È una delle poche città al mondo dove il passato non è sepolto, ma vive accanto al presente, in una convivenza armoniosa e silenziosa.

Arelate fu un sogno di pietra realizzato dai Romani in una terra gallica. Le sue arene, il suo teatro, le sue terme non sono solo monumenti, ma testimonianze di come due civiltà, quella italica e quella celtica, abbiano saputo fondersi per creare qualcosa di nuovo e di grande. Una lezione di integrazione e di lungimiranza, che anche oggi, in un'Europa divisa, ha molto da insegnare.