Ritratto di James Goodfellow con il brevetto del PIN
Nel 1965 James Goodfellow brevettò il sistema di verifica basato su PIN, permettendo ai bancomat di riconoscere gli utenti tramite una combinazione numerica segreta, ma ricevette solo un indennizzo fisso per la sua invenzione. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
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La nascita del PIN e la rivoluzione bancaria
Nel Regno Unito dei primi anni Sessanta, il sistema bancario stava affrontando una pressione crescente per estendere l’accesso al contante fuori dagli orari di sportello. James Goodfellow, ingegnere elettronico presso la Kelvin Hughes di Glasgow, venne incaricato nel 1964 di progettare un meccanismo che consentisse il prelievo automatico senza l’intervento di un cassiere. La sfida non era solo meccanica: occorreva un metodo di autenticazione che legasse inequivocabilmente il cliente alla transazione, evitando al contempo l’uso di chiavi fisiche o firme facilmente falsificabili. Goodfellow intuì che la soluzione risiedeva in una combinazione numerica segreta nota solo al titolare del conto, un concetto che chiamò Personal Identification Number. Il 2 febbraio 1965 depositò il brevetto britannico GB1197183, descrivendo un sistema in cui la carta perforata dell’utente veniva abbinata a una tastiera a dieci cifre. La banca rilasciava al cliente una busta sigillata contenente il PIN, mentre la macchina confrontava il codice digitato con quello impresso nella carta o, nelle versioni più avanzate, con un database centralizzato raggiungibile tramite linea telefonica commutata. Se la corrispondenza era verificata, il dispositivo erogava una somma fissa, tipicamente 10 sterline, riducendo drasticamente il rischio di frodi. Nonostante l’enorme potenziale, Goodfellow lavorava come dipendente e perciò fu ricompensato con un indennizzo di 15 sterline per il brevetto, mentre la sua invenzione veniva concessa in licenza a costruttori come Chubb e Smiths Industries. Il primo bancomat con PIN entrò in funzione a Enfield, Londra, nel 1967, ma curiosamente utilizzava un token radioattivo – un’idea completamente diversa – mentre il sistema di Goodfellow fu implementato poco dopo in tutta la rete della National Westminster Bank. L’architettura tecnica proposta da Goodfellow si basava su un comparatore elettromeccanico: il codice inserito veniva convertito in impulsi binari e confrontato bit a bit con i dati letti dalla scheda magnetica (nelle versioni successive). Per prevenire attacchi di brute force, il circuito integrava un contatore di tentativi, bloccando la carta dopo tre errori consecutivi, meccanismo che ancora oggi costituisce la prima linea di difesa dei moderni sportelli automatici. La psicologia dell’epoca influenzò il design: il PIN doveva essere di sole quattro cifre perché studi condotti da psicologi cognitivi, citati dallo stesso Goodfellow, dimostravano che la memoria umana a breve termine gestiva con difficoltà sequenze più lunghe. La scelta di usare esclusivamente cifre, e non lettere, semplificava inoltre l’interazione per utenti di ogni estrazione culturale, rendendo il sistema inclusivo. Nel corso degli anni Settanta, l’avvento delle reti interbancarie come BankAmericard (poi Visa) e Interbank (Mastercard) richiese la standardizzazione del formato del PIN, e il contributo di Goodfellow fu formalmente riconosciuto dall’ISO con l’introduzione della norma ISO 9564, che definisce la gestione sicura del PIN lungo tutta la catena di pagamento. Eppure, il suo nome rimase oscuro fino al 2006, quando la regina Elisabetta II lo insignì dell’Ordine dell’Impero Britannico (OBE) per i servizi resi all’innovazione bancaria. La storia di Goodfellow è costellata di paradossi: mentre la sua invenzione muove ogni giorno miliardi di transazioni in tutto il mondo, il brevetto originario scadde nel 1985 senza che lui percepisse ulteriori royalties. Ciò nonostante, l’ingegnere scozzese non ha mai espresso rancore, dichiarando in numerose interviste di essere orgoglioso di aver contribuito alla sicurezza finanziaria globale. La tecnologia del PIN si è evoluta: oggi viene crittografata con algoritmi a curva ellittica (ECC) e trasmessa su canali TLS 1.3, ma la struttura concettuale disegnata da Goodfellow – una coppia utente‑segreto verificata localmente – è rimasta intatta. Questo dimostra come una soluzione elegante, nata in un laboratorio modesto, possa attraversare i decenni senza perdere efficacia.
Anno
Evento
1964
Incarico alla Kelvin Hughes per un distributore automatico
1965
Brevetto GB1197183 del sistema PIN
1967
Primo bancomat con PIN (National Westminster Bank)
2006
Conferimento dell’OBE da parte della Regina
L’invenzione di Goodfellow dimostra che le idee più rivoluzionarie possono nascere da un dipendente sottopagato, e che il giusto riconoscimento, sebbene tardivo, è essenziale per il progresso tecnologico.