Grande otarda indiana in una prateria arida del Rajasthan
La grande otarda indiana (Ardeotis nigriceps) è un grande uccello terrestre delle praterie aride indiane, la cui popolazione è scesa a meno di 150 esemplari a causa delle collisioni con le linee elettriche ad alta tensione. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
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Minacce e progetti di conservazione
L’Ardeotis nigriceps è una delle quattro specie di otarda del genere Ardeotis e rappresenta un simbolo dell’avifauna indiana, tanto che nel 2011 è stata proposta come uccello nazionale, sebbene il titolo sia rimasto al pavone. Il suo areale storico copriva l’intero subcontinente, dalla valle dell’Indo fino al Bengala, ma oggi sopravvive in nuclei frammentati nel Rajasthan, Gujarat, Maharashtra e Karnataka, con la popolazione più consistente (circa 120 individui) concentrata nel Desert National Park di Jaisalmer. Si tratta di un uccello di grandi dimensioni: i maschi raggiungono i 120 cm di altezza e un’apertura alare di 2,5 metri, con un peso che può superare i 18 kg, caratteristica che lo rende uno dei volatili volanti più pesanti del mondo. Il piumaggio è bruno‑chiaro con collo bianco e una calotta nera che nei maschi si accentua durante la stagione riproduttiva, quando gonfiano un sacco golare bianco per emettere richiami profondi udibili a chilometri di distanza. L’habitat ideale sono le praterie aride e i semideserti con copertura erbacea rada, dove l’otarda caccia lucertole, grossi insetti e semi di graminacee. Il crollo demografico è iniziato negli anni Settanta, con la conversione delle praterie in terreni agricoli e la diffusione dei sistemi di irrigazione a pivot, ma il fattore di mortalità più devastante è rappresentato dalle collisioni con i conduttori elettrici. La grande otarda, avendo occhi laterali e un’eccellente visione grandangolare ma una scarsa capacità di messa a fuoco frontale, non percepisce i fili sospesi fino a quando non è troppo tardi. Poiché vola con battiti lenti e planate radenti, l’impatto con un cavo a 33 kV o 132 kV provoca spesso lesioni letali o amputazioni alle ali. Uno studio del Wildlife Institute of India del 2019 ha documentato che il 18% della popolazione muore ogni anno per elettrocuzione o impatto, un tasso insostenibile per una specie con bassa produttività riproduttiva (1‑2 uova per covata, con un intervallo di nidificazione biennale). Per contrastare l’estinzione, il governo indiano ha lanciato nel 2015 il "Great Indian Bustard Project", finanziato con 250 milioni di rupie, che prevede l’interramento dei cavi elettrici nelle aree critiche, l’installazione di dissuasori a spirale colorati e la creazione di una zona di protezione speciale di 13.000 km². Nel 2020, un team del Bombay Natural History Society ha avviato un programma di riproduzione in cattività presso una voliera di 200 ettari a Sam, Rajasthan, dove tre pulcini sono stati allevati con successo tramite inseminazione artificiale. Tuttavia, la reintroduzione in natura è complicata dalla necessità di liberare gli esemplari in aree completamente prive di linee elettriche e dalla competizione con il bestiame. La specie è classificata "Critically Endangered" dalla IUCN e figura nell’Appendice I della CITES. La sua sopravvivenza dipende da un equilibrio delicato tra sviluppo energetico e tutela della biodiversità, e ogni esemplare superstite rappresenta un patrimonio genetico insostituibile.
Stima popolazione
Anno
~1.500 individui
1970
~600 individui
1990
~300 individui
2010
< 150 individui
2026
La grande otarda indiana è un gigante fragile che attende misure incisive: salvare questa specie significa anche preservare l’ecosistema delle praterie, un patrimonio naturale sempre più raro.