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Storia dei 7 Re di Roma: dalla fondazione alla Repubblica
Di Alex (del 24/05/2026 @ 17:00:00, in Storia Impero Romano, letto 50 volte)
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Incoronazione simbolica di Romolo, primo re di Roma
Incoronazione simbolica di Romolo, primo re di Roma

Prima della Repubblica, prima dell’Impero, Roma fu governata da sette re, tra leggenda e realtà, che gettarono le fondamenta della città eterna. Romolo, Numa, Tullo Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo: ognuno ha lasciato un segno indelebile. Scopriamoli. LEGGI TUTTO L’ARTICOLO

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Romolo e Numa: il guerriero e il sacerdote
La tradizione romana, raccontata dallo storico Tito Livio (Ab Urbe condita) e da Plutarco (Vite parallele), fissa la fondazione di Roma nel 753 avanti Cristo ad opera di Romolo, gemello di Remo. La leggenda narra che i due fratelli, figli di Marte e della vestale Rea Silvia, furono abbandonati in una cesta sul Tevere e allattati da una lupa. Decisi a fondare una città, Remo saltò il solco sacro tracciato da Romolo e fu ucciso (o ucciso da Romolo stesso, a seconda della versione). Romolo divenne il primo re e diede a Roma le prime istituzioni: divise la popolazione in 3 tribù (Ramnes, Tities, Luceres) e 30 curie, creò il Senato con 100 senatori (poi 300), istituì la guardia personale dei 12 littori (con le scuri e i fasci). Il suo atto più celebre fu il Ratto delle Sabine: per procurarsi donne, i Romani rapirono le giovani del popolo sabino durante una festa. Ne seguì una guerra, poi le sabine si frapposero tra padri e mariti e fu siglata la pace. Romolo regnò 37 anni, poi scomparve durante una tempesta e fu divinizzato con il nome di Quirino. Storici moderni dubitano della sua esistenza storica, ma è indubbio che dietro la leggenda ci sia un nucleo di verità: Roma nacque dall’unione di villaggi separati sul Palatino, su cui dominava un capo guerriero etrusco o latino. Dopo Romolo, il secondo re fu Numa Pompilio (715-673 avanti Cristo), un sabino di carattere religioso e pacifico. A lui si devono le principali istituzioni religiose romane: il calendario (12 mesi, 355 giorni, con l’aggiunta del mese intercalare), la distinzione tra sacerdoti (pontefici, auguri, flamini), la costruzione del tempio di Giano (le cui porte venivano chiuse in tempo di pace, fatto rarissimo), e la creazione delle Vestali (sacerdotesse del fuoco sacro). Numa diffuse il culto di Fides (la fedeltà) e di Terminus (il confine). Plutarco dice che Numa incontrò la ninfa Egeria nel bosco sacro di Ariccia, e da lei ricevette le leggi religiose. La sua pace fu talmente efficace che per tutto il suo regno le porte del tempio di Giano rimasero chiuse (unico caso nella storia romana insieme all’imperatore Augusto). Morì di vecchiaia, amato da tutti, e fu sepolto sul Gianicolo. I Romani lo ricordavano come il re che aveva addomesticato la loro violenza primitiva, trasformandoli in un popolo civilizzato. La successione dei primi due re mostra già la dualità di Roma: forza (Romolo) e diritto (Numa), guerra e pace.

I re guerrieri e i re etruschi: Tullo Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo
Il terzo re, Tullo Ostilio (673-641 avanti Cristo), fu l’opposto di Numa: guerrafondaio, distrusse la città di Alba Longa (la mitica madre di Roma) e ne deportò gli abitanti, incorporandoli nella cittadinanza romana. Vinse i Sabini, i Fidenati e i Veienti. A lui si attribuisce la costruzione della Curia Ostilia (la sede del Senato) e l’estensione del pomerium (limite sacro della città). Una leggenda narra che, volendo emulare Numa, cercò di evocare Giove Elicio ma eseguì male il rito e fu fulminato insieme a tutta la sua casa. Quarto re: Anco Marzio (641-616 avanti Cristo), nipote di Numa (per parte di madre). Ripristinò le pratiche religiose, fondò la città portuale di Ostia alla foce del Tevere, costruì il primo ponte di legno sul fiume (Pons Sublicius), fece costruire la prigione Mamertina (Carcer Tullianum) ai piedi del Campidoglio, e annesse il colle Gianicolo con una fortificazione. Sotto Anco Marzio iniziò la penetrazione etrusca a Roma. Quinto re: Lucio Tarquinio Prisco (616-579 avanti Cristo), primo re di origine etrusca (di Tarquinia). Arrivò a Roma con la moglie Tanaquil e fu scelto come successore. A lui si deve la costruzione della Cloaca Massima (fognatura che bonificò il Foro), del Circo Massimo (per i giochi), del tempio di Giove Capitolino (sul Campidoglio), e delle mura urbane (Mura Serviane, anche se in realtà risalgono al VI secolo). Fu ucciso in una congiura dai figli di Anco Marzio. Sesto re: Servio Tullio (579-535 avanti Cristo), figlio di una schiava latina ma allevato da Tanaquil come un principe. La tradizione gli attribuisce le più importanti riforme costituzionali: divise la popolazione in 5 classi di censo basate sul patrimonio (la “riforma centuriata”), creò i comizi centuriati (assemblea del popolo in armi), ampliò il pomerium, costruì il tempio di Diana sull’Aventino (centro della Lega Latina), e introdusse la moneta (il bronzo coniato). Secondo alcuni storici, Servio Tullio fu il primo a concedere diritti politici ai plebei. Fu assassinato dalla figlia Tullia e dal cognato Lucio Tarquinio (che diventerà il settimo re). Settimo e ultimo re: Lucio Tarquinio il Superbo (535-509 avanti Cristo). Tiranno crudele, governò senza consultare il Senato, eliminò gli oppositori, confiscò i beni, impose tasse pesantissime, ridusse in schiavitù molti plebei, e non seppellì il re Servio (lasciandolo in strada). Il suo atto più famoso è la violenza di suo figlio Sesto Tarquinio contro la nobile Lucrezia, moglie di Lucio Tarquinio Collatino. Lucrezia si suicidò dopo essere stata stuprata. Il marito e Lucio Giunio Bruto (nipote di Tarquinio il Superbo, ma che si era finto idiota per sopravvivere) organizzarono una rivolta: il popolo e il Senato cacciarono i Tarquini nel 509 avanti Cristo. Il re fuggì in Etruria e tentò di riconquistare il trono con l’aiuto di Porsenna (re di Chiusi), senza successo. Roma proclamò la Repubblica, con due consoli eletti annualmente (Bruto e Collatino). La data 509 avanti Cristo segna la nascita della res publica, che durerà quasi 500 anni.

Storicità e eredità dei sette re
Quanto c’è di vero nei sette re? Gli storici moderni sono scettici: i nomi e le azioni dei primi cinque re sono probabilmente leggende o eponimi (Romolo dal nome di Roma, Numa dal termine latino “numen” - divinità, Tullo Ostilio dall’ “hostis” - nemico, Anco Marzio dall’ “ancus” - servo). Inoltre, la cronologia di 243 anni (753-509 avanti Cristo) con 7 re che regnano in media 35 anni ciascuno è irrealistica (per i romani era simbolica: 7 re come 7 colli). Alcuni storici pensano che i re fossero in realtà capi militari o sacerdoti etruschi che si avvicendarono senza una successione ordinata. Tuttavia, gli scavi archeologici hanno confermato che intorno al 650 avanti Cristo Roma subì un’influenza etrusca fortissima (ad esempio, la scoperta di una lastra di terracotta con iscrizione etrusca nel Foro Romano). La maggior parte degli studiosi oggi accetta che ci sia stato un “periodo regio” (VIII-VI secolo), con re sia latini che etruschi, e che la data della cacciata dei Tarquini (509 avanti Cristo) sia storicamente plausibile (confermata anche dalle fonti greche). L’eredità dei sette re fu immensa: gettarono le basi delle istituzioni romane (Senato, comizi, esercito, diritto sacro), costruirono i primi grandi monumenti (Cloaca Massima, Circo Massimo, tempio di Giove Capitolino, Mura Serviane), stabilirono il dominio su gran parte del Lazio (legato Latino), e crearono l’identità civica romana. La memoria dei re, però, fu ambivalente: Romolo era un eroe divinizzato, ma anche un fratricida; Tarquinio il Superbo fu l’incarnazione del tiranno, e il suo nome divenne sinonimo di odio per la monarchia. I Romani repubblicani giurarono che non avrebbero mai più avuto un re (da qui l’assassinio di Cesare, sospettato di aspirare al trono). Tuttavia, alcuni elementi del potere regio sopravvissero nella Repubblica: i due consoli avevano gli stessi poteri del re (imperium), ma solo per un anno; il pontefice massimo prese il controllo della religione; il Senato assunse il ruolo di consiglio; e la dittatura (in casi di emergenza) era una replica temporanea del potere monarchico. Anche il titolo di “rex” continuò a esistere come sacerdote (rex sacrorum) con funzioni puramente religiose, ma senza alcun potere politico. Oggi i sette re di Roma sono entrati nell’immaginario collettivo come i padri fondatori di una civiltà che ha segnato l’Occidente, tra storia, mito e archeologia. I sette re di Roma, reali o leggendari, rappresentano l’infanzia e l’adolescenza della Città Eterna: un periodo di violenza, fede, riforme e tirannia, che plasmò il carattere indomito dei Romani e li preparò a diventare i dominatori del mondo.