Ritratto oscuro e magnetico di Grigorij Rasputin nel palazzo imperiale russo
Poche figure storiche sono state mitizzate, romanzate e demonizzate quanto Grigorij Efimovič Rasputin, il mistico e contadino siberiano il cui destino si è intrecciato fatalmente con l'agonizzante crollo dell'Impero Russo e della dinastia dei Romanov. Nato il 22 gennaio (10 gennaio secondo il calendario giuliano) 1869 a Pokrovskoye, un remoto villaggio vicino a Tjumen', Rasputin crebbe nell'analfabetismo. Dopo essersi sposato con Praskovya Dubrovina nel 1887, tra il 1897 e il 1905 subì una metamorfosi spirituale, girovagando per i monasteri e i luoghi sacri della Russia come strannik (pellegrino errante). Quando giunse a San Pietroburgo nei primi anni del 1900, l'alta società aristocratica russa, disillusa politicamente e annoiata, stava attraversando un periodo di fervida fascinazione per l'esoterismo e il misticismo ortodosso. Introdotto inizialmente da eminenti figure religiose come il vescovo Teofane, Rasputin, con i suoi occhi magnetici e un carisma animalesco, si costruì rapidamente un seguito di ferventi ammiratrici, come la celebre Madame Lochtina, che sotto la sua influenza abbandonò la vita mondana per chiudersi nel convento di Verkhouturye dopo essere guarita da una grave malattia.
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Il Contesto e l'Evoluzione
Il momento che alterò irrimediabilmente la storia russa avvenne il 1° novembre 1905, quando Rasputin fu presentato per la prima volta allo Zar Nicola II e all'imperatrice Alessandra Fëdorovna. I regnanti nascondevano un disperato segreto di stato: lo zarevič Aleksej, unico erede maschio al trono, soffriva di emofilia, un difetto genetico di coagulazione sanguigna ereditato dalla linea della Regina Vittoria. In un'epoca in cui la medicina era del tutto impotente, il minimo ematoma o taglio poteva rivelarsi fatale. Rasputin fu chiamato al capezzale del bambino e, tramite ferventi preghiere e un'innata abilità nel creare un'influenza calmante capace di ridurre la pressione sanguigna del principe, riuscì miracolosamente a fermare le emorragie. L'episodio decisivo si verificò nell'ottobre del 1912 a Spała: di fronte all'imminente morte di Aleksej, Rasputin inviò un telegramma profetizzando la sua guarigione e ordinando ai medici di non tormentarlo. La subitanea ripresa del bambino convinse in modo irreversibile la mistica Zarina di origine tedesca che Rasputin fosse un santo taumaturgo inviato da Dio per salvare la dinastia.
Analisi dei Dettagli e delle Dinamiche
La dottrina predicata privatamente da Rasputin era però eterodossa, avvicinandosi alle eresie della setta sotterranea dei khlysty (flagellanti), per la quale la Chiesa ortodossa lo aveva persino indagato nel 1907. Insegnava la "santa assenza di passioni", sostenendo il paradosso per cui l'unico modo per ottenere il vero perdono divino fosse sprofondare prima nel peccato e cedere alle pulsioni carnali. Mentre all'interno del Palazzo di Alessandro era riverito come "Il nostro amico", le strade e la Duma ribollivano di rapporti polizieschi sui suoi estremi abusi sessuali, sull'alcolismo e sull'imbarazzante influenza corruttiva che esercitava sulla corona.
Implicazioni Pratiche e Tecnologiche
Nonostante la sua reputazione disastrosa, Rasputin era uno dei pochi a opporsi fermamente all'ingresso della Russia nella Prima Guerra Mondiale. Tuttavia, quando la guerra scoppiò e le truppe subirono perdite disastrose, il risentimento pubblico esplose. Nel 1915, lo Zar Nicola II assunse il comando diretto delle forze al fronte, lasciando la gestione del governo interno ad Alessandra. Guidata dai consigli di Rasputin, l'imperatrice iniziò a licenziare ministri competenti per rimpiazzarli con figure compiacenti e inette, paralizzando la logistica statale e avvalorando la teoria complottista che il "Monaco Pazzo" e la Zarina tedesca stessero sabotando la nazione dall'interno.
Prospettive Future e Conclusioni Disperati per il discredito totale della monarchia, alle prime ore del 30 dicembre (17 dicembre O.S.) 1916, un gruppo di nobili ultraconservatori guidati dal principe Feliks Jusupov attirò Rasputin in una trappola. L'assassinio fu leggendariamente grottesco: Rasputin sembrò resistere a enormi dosi di cianuro nei dolci e nel vino, costringendo i congiurati a sparargli ripetutamente e a percuoterlo prima di gettarne il corpo ancora in vita nel fiume ghiacciato Neva. In una lettera redatta poco prima di morire, Rasputin aveva formulato una cruda profezia ai Romanov: se fosse stato ucciso da estranei, i Romanov avrebbero regnato per secoli; ma se a versare il suo sangue fossero stati i nobili russi parenti dello Zar, la dinastia sarebbe stata sterminata dal popolo. Pochi mesi dopo la sua morte, nel marzo del 1917, la Rivoluzione travolse Nicola II, realizzando la tetra profezia nel massacro della famiglia imperiale nel luglio del 1918.