La vita quotidiana di un popolano nella Roma del I secolo avanti Cristo
La Roma del 50 avanti Cristo era una megalopoli di oltre un milione di abitanti, caotica, odorosa e vitale. Un popolano si alzava all'alba in un'insula sovraffollata, comprava pane caldo dal pistor, frequentava il foro e le terme pubbliche, e ascoltava oratori politici. Ecco come viveva davvero.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
🎧 Ascolta questo articolo
L'alba: il risveglio in un'insula sovraffollata
Marcus — chiamiamolo così, con il prenome più comune della Roma repubblicana — si sveglia poco dopo l'alba, quando i primi raggi di luce filtrano attraverso l'unica piccola finestra del suo cubiculum. Non ci sono tendaggi: le finestre romane non hanno vetri, e una striscia di tessuto è tutto ciò che separa il freddo mattutino dall'interno del suo tugurio. Marcus vive al quarto piano di una insula, uno di quei caseggiati a più piani che dominano il paesaggio edilizio di Roma nel I secolo avanti Cristo — strutture costruite in fretta con materiali di bassa qualità, sovraffollate, pericolosissime per gli incendi, prive di acqua corrente e senza latrine agli piani superiori.
La sua stanza è piccola, buia, sufficiente a malapena per un pagliericcio, un baule di legno e una brocca di terracotta. Di notte il rumore non smette mai: Roma di notte è percorsa da carri — il traffico dei veicoli pesanti è vietato di giorno — e il fragore delle ruote sul basolato, i richiami dei carrettieri e il litigio dei vicini attraverso i muri sottili sono la colonna sonora permanente del sonno romano. Marcus dorme male, come quasi tutti a Roma.
La colazione: il pistor e la taberna all'angolo
Non esiste cucina nell'appartamento di Marcus — il rischio di incendio in un edificio di legno e mattoni crudi è troppo alto. Come la stragrande maggioranza degli abitanti di Roma, Marcus non cucina: mangia fuori. La prima tappa è dal pistor, il fornaio, che ha già sfornato diverse infornate di pane dall'alba. Roma ha centinaia di pistrina — panifici — e il profumo di pane caldo percorre i vicoli del rione al mattino.
Marcus compra un pezzo di pane scuro di farro o di frumento, compatto e pesante, a volte con olive o formaggio pecorino incorporati. Lo consuma in piedi, appoggiato al bancone di marmo della taberna vicina, dove il gestore serve anche un bicchiere di posca — acqua mescolata ad aceto, la bevanda dei poveri e dei soldati — o di vino economico tagliato con acqua. Non esiste quello che chiameremmo una colazione elaborata: i Romani mangiano poco la mattina e concentrano il pasto principale, la cena, nel tardo pomeriggio.
Il mattino: lavoro, foro e botteghe
Marcus lavora come artigiano, forse come faber — un lavoratore del metallo o del legno — o come operaio stagionale nei cantieri edilizi che punteggiano Roma in questa fase di espansione. La giornata lavorativa inizia all'alba e si conclude a mezzogiorno circa: il resto del giorno è tempo libero, nella misura in cui la sopravvivenza economica lo permette.
Quando il lavoro lo permette, Marcus attraversa il Foro Romano, il cuore politico e commerciale della città. Il Foro in questo periodo — siamo ai tempi dell'ultima Repubblica, con Cesare in ascesa e la tensione politica alle stelle — è un luogo straordinariamente animato: avvocati che arrengano nei tribunali all'aperto, venditori di ogni genere, cambiavalute, schiavi in corsa con messaggi urgenti, politici che cercano voti, e oratori che declamano su questioni di vita pubblica. Marcus assiste, capisce poco della politica alta ma percepisce che qualcosa sta cambiando nell'aria della città.
Il pomeriggio alle terme: la pausa sociale di Roma
Il caldo del mezzogiorno, nei mesi estivi, svuota le strade di Roma. Nel primo pomeriggio Marcus si dirige verso le terme pubbliche del suo quartiere. Le terme romane non sono solo luoghi per lavarsi — in un'epoca senza acqua corrente nelle abitazioni private dei ceti bassi, il bagno quotidiano è un atto sociale oltre che igienico — ma veri e propri centri ricreativi aperti a tutti, a prezzi simbolici o gratuitamente nei giorni di feste pubbliche.
La sequenza è rituale: prima lo spogliatoio (apodyterium), poi la sala tiepida (tepidarium), poi il bagno caldo (caldarium) con la sua vasca di acqua bollente, infine il tuffo nella piscina fredda (frigidarium) che chiude il ciclo. Nelle terme Marcus incontra i vicini di casa, gli amici di bottega, ascolta i pettegolezzi del quartiere, gioca ai dadi nella sala attigua. Le terme sono il salotto della plebe romana.
La sera: la cena e il tramonto su Roma
Il momento principale della giornata alimentare di Marcus è la cena, consumata nel tardo pomeriggio o alla prima sera. Non a casa propria ma in una popina, la bettola popolare romana: un locale senza pretese con banconi di marmo su cui sono incassati i recipienti di terracotta contenenti zuppe, legumi, porridge di farro, pezzi di carne di maiale o di pollo cotti in salse forti di garum — la salsa di pesce fermentato onnipresente nella cucina romana — e spezie orientali.
La cena è accompagnata da vino, molto vino — anche se quello di Marcus è il vinaccio economico dei poveri, non il pregiato Falerno dei banchetti aristocratici. Dopo la cena, se il cielo è sereno, Roma riprende vita: le strade si animano di nuovo, voci dalle finestre, musica da qualche cortile, le grida dei carri che riprendono il loro eterno circolare notturno. Marcus torna a casa al buio, portando con sé una piccola lucerna ad olio. Domani si ricomincia.
La Roma del 50 avanti Cristo era una città che non dormiva, che non si fermava, che consumava i propri abitanti con la stessa voracità con cui consumava il mondo che stava conquistando. Marcus non sapeva che stava vivendo in quello che i posteri avrebbero chiamato il cuore dell'impero più potente della storia. Per lui, era semplicemente un altro giorno da sopravvivere.