La nave spaziale Leonov in manovra di aerobraking nell'atmosfera di Giove con le sue bande di nubi arancioni e bianche
Sequel di 2001: Odissea nello Spazio, il film di Peter Hyams del 1984 ricostruisce con rigore scientifico l'atmosfera joviana e le superfici di Io ed Europa, basandosi sui dati delle missioni Voyager. La manovra di aerobraking è stata validata da ingegneri aerospaziali NASA. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
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Il peso di un predecessore: sequel di 2001
Raccogliere l'eredità di 2001: Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick era un compito pressoché impossibile. Peter Hyams, scelto da Arthur C. Clarke stesso per adattare il suo romanzo del 1982, scelse una strada diversa: rinunciare all'ambiguità metafisica del capostipite per produrre un thriller spaziale rigoroso sul piano scientifico, accessibile e narrativamente coerente. Il risultato, 2010: The Year We Make Contact, rimane uno dei film di fantascienza degli anni Ottanta meglio documentati scientificamente, grazie a una collaborazione stretta con il Jet Propulsion Laboratory della NASA e con esperti di meccanica orbitale.
Giove e le sue lune: dalla sonda alle immagini cinematografiche
Per ricostruire l'atmosfera di Giove, Hyams e il suo team analizzarono sistematicamente le immagini trasmesse dalle sonde Voyager 1 e Voyager 2 durante i loro flyby del 1979. Le bande atmosferiche, la Grande Macchia Rossa, la turbolenza delle correnti a getto — tutto fu riprodotto con una combinazione di modelli fisici e delle prime tecniche di simulazione digitale computerizzata, in un momento in cui la CGI era ancora agli albori. Particolare attenzione fu dedicata a Io, con i suoi vulcani di zolfo che la rendono il corpo geologicamente più attivo del sistema solare, e a Europa, la cui superficie ghiacciata solcata da fratture lineari lasciava già intravedere la possibilità di un oceano liquido sotterraneo.
L'aerobraking: fantascienza verificata
Una delle sequenze tecnicamente più discusse del film è la manovra di aerobraking della nave sovietica Leonov nell'atmosfera di Giove: la tecnica di decelerazione che sfrutta l'attrito atmosferico per ridurre la velocità orbitale senza consumare propellente. Si tratta di una manovra reale, impiegata con successo da diverse missioni spaziali su Marte e Venere negli anni successivi. La versione cinematografica fu sottoposta a verifica da ingegneri aerospaziali, che confermarono la plausibilità della traiettoria, pur evidenziando che le pressioni e le temperature dell'atmosfera joviana renderebbero l'operazione straordinariamente pericolosa per un veicolo abitabile.
Un film che anticipò le scoperte di Galileo
Con un tempismo straordinario, 2010 uscì dieci anni prima che la sonda Galileo confermasse la presenza di un oceano liquido sotto la superficie ghiacciata di Europa, elemento che nel film diventa il fulcro del finale narrativo. Quella che nel 1984 era speculazione scientificamente fondata divenne, nel 1995, una delle ipotesi più eccitanti dell'astrobiologia contemporanea. Europa è oggi uno degli obiettivi prioritari della ricerca di vita extraterrestre nel sistema solare, oggetto della missione Europa Clipper della NASA, lanciata nell'ottobre 2024.
2010 non è soltanto un film di fantascienza ben fatto: è un documento storico di come la scienza spaziale degli anni Ottanta immaginava il sistema joviano — e di quanto quell'immaginazione si sia rivelata, nel tempo, straordinariamente precisa.