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Acquedotto di Segovia (Spagna): 167 arcate di granito costruite a secco sotto Traiano
Di Alex (del 20/02/2026 @ 07:00:00, in Impero Romano, letto 56 volte)
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Acquedotto Romano di Segovia Spagna 167 arcate granito costruito a secco senza malta sotto Traiano UNESCO attraversa città moderna
Acquedotto Romano di Segovia Spagna 167 arcate granito costruito a secco senza malta sotto Traiano UNESCO attraversa città moderna

L'Acquedotto di Segovia, costruito sotto l'imperatore Traiano, è un gigante di granito alto 28 metri che taglia la città moderna con 167 arcate. Costruito interamente a secco, senza malta. Un esempio perfetto di ingegneria romana che unisce estetica e funzionalità strutturale estrema. UNESCO. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Segovia: avamposto romano nella Hispania settentrionale
Segovia, situata nella Castiglia centrale a circa 90 chilometri a nord-ovest di Madrid, fu un insediamento strategico durante la dominazione romana della penisola iberica. La città, arroccata su una collina rocciosa alla confluenza dei fiumi Eresma e Clamores, controllava importanti vie di comunicazione tra la costa e l'interno della Hispania Tarraconensis. L'approvvigionamento idrico era un problema critico: la città si trovava in posizione elevata e le sorgenti locali erano insufficienti per una popolazione in crescita. La soluzione fu l'Acquedotto, costruito probabilmente tra la fine del I secolo e l'inizio del II secolo dopo Cristo durante il regno dell'imperatore Traiano, come testimoniato da iscrizioni frammentarie e analisi stilistiche della tecnica costruttiva.

La struttura: 167 arcate su due livelli di granito senza malta
L'Acquedotto di Segovia è lungo circa 16 chilometri nel suo percorso totale dalla sorgente alle cisterne urbane, ma il tratto più spettacolare e iconico è quello che attraversa la Plaza del Azoguejo nel cuore della città moderna: qui l'acquedotto raggiunge la sua altezza massima di circa 28 metri dal suolo. Questa sezione è composta da 167 arcate distribuite su due livelli sovrapposti di archi semicircolari. La caratteristica più straordinaria è la tecnica costruttiva: l'intera struttura è costruita a secco, opus quadratum, cioè blocchi di granito tagliati con precisione millimetrica e disposti senza l'uso di malta o leganti. Ogni blocco è tenuto in posizione esclusivamente dalla forza di gravità e dalla distribuzione dei pesi attraverso gli archi. I blocchi di granito, estratti dalle cave della Sierra de Guadarrama a pochi chilometri dalla città, pesano fino a 2 tonnellate ciascuno. L'assenza di malta ha permesso alla struttura di resistere per quasi duemila anni adattandosi ai movimenti sismici senza fratturarsi rigidamente.

L'ingegneria idraulica: pendenza costante e distribuzione urbana
L'acquedotto trasportava acqua dalla sorgente della Fuenfría, situata circa 17 chilometri a est di Segovia nella Sierra de Guadarrama, fino alle cisterne urbane poste nella parte alta della città. Il canale superiore, largo circa 30 centimetri, aveva una pendenza costante di circa 1%, sufficiente a garantire il flusso per gravità senza richiedere pompe o altri dispositivi meccanici. La portata stimata era di circa 20 litri al secondo, fornendo abbondante acqua per usi domestici, fontane pubbliche e bagni termali. Il canale era coperto con lastre di pietra per proteggere l'acqua da contaminazioni e evaporazione. Alle cisterne urbane, l'acqua veniva distribuita attraverso una rete di tubazioni in piombo o terracotta a diverse zone della città. Questo sistema garantiva approvvigionamento continuo indipendentemente dalle stagioni: anche durante le estati aride castigliane, la sorgente montana forniva flusso costante alimentata dallo scioglimento delle nevi.

L'estetica della funzionalità: quando l'ingegneria diventa monumento
Gli acquedotti romani erano opere di ingegneria civile, non monumenti celebrativi, ma la loro presenza nello spazio urbano li trasformava inevitabilmente in simboli del potere imperiale. L'Acquedotto di Segovia è un esempio perfetto di come la funzionalità ingegneristica potesse produrre bellezza formale senza cercarla esplicitamente. La regolarità delle arcate, la proporzione tra i livelli, la purezza geometrica degli archi semicircolari, il contrasto tra la pesantezza della pietra e la leggerezza visiva della struttura traforata: tutto comunica ordine, razionalità, dominio umano sulla natura. Il fatto che l'acquedotto attraversi la città moderna tagliandola verticalmente crea un effetto scenografico ancora oggi: camminare sotto le arcate significa camminare letteralmente attraverso la storia, con il granito romano che incornicia il cielo castigliano esattamente come faceva duemila anni fa.

Manutenzione e restauri: dalla Roma imperiale al XXI secolo
L'Acquedotto continuò a funzionare ininterrottamente dall'età imperiale fino al XIX secolo, trasportando acqua per oltre milleottocento anni. I Visigoti, gli Arabi, i regni cristiani medievali, la monarchia spagnola moderna: tutti mantennero e ripararono la struttura perché indispensabile per la sopravvivenza della città. Nel Medioevo alcune sezioni danneggiate furono ricostruite con muratura e malta, ma la maggior parte della struttura romana rimase intatta. L'uso dell'acquedotto come sistema idrico urbano cessò definitivamente nel 1973, quando fu sostituito da sistemi moderni. Tuttavia questo segnò l'inizio di un periodo critico: senza il flusso continuo d'acqua che pulivano i canali e mantenevano umide le pietre, l'inquinamento atmosferico urbano iniziò a erodere il granito. Negli anni Novanta fu condotto un restauro completo che incluse la pulizia con laser, il consolidamento dei blocchi danneggiati e la pedonalizzazione della Plaza del Azoguejo per ridurre le vibrazioni del traffico. L'Acquedotto di Segovia è Patrimonio dell'Umanità UNESCO dal 1985.

Confronto con altri acquedotti romani: Segovia nel contesto imperiale
L'Acquedotto di Segovia è uno dei meglio conservati tra gli acquedotti romani ancora esistenti, ma non era il più grande. Il Pont du Gard in Francia raggiunge 48 metri di altezza su tre livelli; l'Acquedotto di Cesarea in Israele si estendeva per oltre 30 chilometri; l'Aqua Claudia a Roma trasportava 190.000 metri cubi d'acqua al giorno. Ciò che rende Segovia eccezionale è la combinazione di conservazione quasi perfetta, visibilità urbana drammatica e tecnica costruttiva a secco visibile senza rivestimenti. Molti altri acquedotti furono rivestiti in stucco o incorporati in strutture successive: Segovia mostra il granito nudo, permettendo di leggere esattamente come fu costruito. È un libro di testo tridimensionale di ingegneria romana.

L'Acquedotto di Segovia è la dimostrazione più pura che l'ingegneria romana non separava mai estetica da funzionalità: ogni arco, ogni blocco, ogni proporzione serve uno scopo strutturale, eppure il risultato finale è architettonicamente sublime. Guardare quelle arcate che tagliano il cielo da quasi duemila anni significa riconoscere che alcune opere umane riescono davvero a sfidare il tempo, non perché nascoste o protette, ma perché costruite con una perfezione tecnica che rende superflua la manutenzione. Il granito continua a stare lì, blocco su blocco, senza malta, sfidando la gravità e l'erosione per pura geometria. Una lezione che abbiamo in gran parte dimenticato.