Edward Jenner che inocula il giovane James Phipps con il vaccino contro il vaiolo nel maggio 1796 in un dipinto storico
Il 14 maggio 1796, un medico di campagna inglese iniettò pus di vaiolo bovino in un bambino di otto anni. Quell'esperimento audace portò all'eradicazione della malattia più mortale della storia umana e fondò la disciplina dell'immunologia. È il primo trionfo completo della medicina su un patogeno. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
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La piaga millenaria: il vaiolo nella storia umana
Il vaiolo è stata probabilmente la malattia più mortale nella storia dell'umanità. Causata dal virus Variola major, provocava febbre altissima seguita dall'eruzione di pustole su tutto il corpo. Il tasso di mortalità oscillava tra il venti e il trenta percento dei casi, ma arrivava al sessanta percento nei bambini. Chi sopravviveva rimaneva spesso sfigurato dalle cicatrici profonde lasciate dalle pustole, e non raramente cieco.
Il vaiolo ha ucciso più persone di tutte le guerre della storia combinate. Nel solo diciottesimo secolo, si stima che abbia causato quattrocento milioni di morti in Europa. Nelle Americhe, dopo l'arrivo degli europei, decimò le popolazioni indigene che non avevano mai incontrato il virus: intere civiltà crollarono, non tanto per le armi degli spagnoli, quanto per le epidemie di vaiolo che li precedevano.
Prima di Jenner, l'unica difesa era la variolazione: l'inoculazione di materiale prelevato da pustole di malati lievi per indurre una forma attenuata della malattia. La pratica, importata dall'Impero Ottomano nel diciottesimo secolo, funzionava spesso, ma era rischiosa: il due-tre percento dei variolati moriva comunque, e potevano diventare fonte di nuovi focolai epidemici. Serviva qualcosa di meglio, di più sicuro.
L'osservazione delle lattaie: il folklore che diventa scienza
Edward Jenner era un medico di campagna nel Gloucestershire, Inghilterra occidentale. Come molti medici dell'epoca, praticava la variolazione, ma era sempre inquieto per i rischi che comportava. La sua attenzione fu attirata da un'osservazione che circolava come folklore tra gli allevatori: le lattaie che si erano ammalate di vaiolo bovino, una malattia lieve che causava pustole sulle mani ma raramente sintomi gravi, sembravano immuni al vaiolo umano.
Jenner iniziò a indagare sistematicamente questo fenomeno. Intervistò lattaie, studiò i casi documentati, confrontò storie cliniche. La correlazione era chiara: chi aveva contratto il vaiolo bovino non si ammalava di vaiolo umano, nemmeno durante epidemie devastanti. Ma correlazione non è causazione. Serviva un esperimento controllato per dimostrare che l'esposizione al virus bovino conferiva protezione contro quello umano.
Il 14 maggio 1796, Jenner compì l'esperimento che avrebbe cambiato la storia della medicina. Prelevò del pus da una lesione di vaiolo bovino sulla mano di una lattaia, Sarah Nelmes. Poi fece due piccole incisioni sul braccio di James Phipps, un bambino sano di otto anni, figlio del suo giardiniere, e inoculò il materiale nelle incisioni. Il bambino sviluppò una lieve indisposizione, ma niente di grave.
L'esperimento cruciale: l'esposizione al vaiolo umano
Sei settimane dopo, il primo luglio 1796, Jenner sottopose il giovane Phipps alla prova finale: lo inoculò con materiale prelevato da pustole di vaiolo umano attivo. Secondo i principi della variolazione, il bambino avrebbe dovuto sviluppare almeno una forma lieve di vaiolo. Invece, non successe nulla. Nessuna febbre, nessuna pustola, nessun sintomo. Il bambino era completamente immune.
Jenner ripeté l'esperimento più volte nei mesi successivi, esponendo Phipps ripetutamente al vaiolo umano. Ogni volta, nessuna reazione. La protezione era completa e duratura. Jenner aveva dimostrato che l'inoculazione del vaiolo bovino (che chiamò "vaccino" dal latino vacca) conferiva immunità permanente contro il vaiolo umano mortale.
Oggi, un esperimento del genere sarebbe considerato eticamente inaccettabile: esporre deliberatamente un bambino a una malattia mortale solo per testare un'ipotesi è impensabile. Ma nel contesto del 1796, quando il vaiolo uccideva decine di migliaia di persone ogni anno e la variolazione era pratica comune, l'esperimento di Jenner fu visto come un progresso: dimostrava una protezione più sicura ed efficace di quelle disponibili.
La diffusione della vaccinazione: dall'Inghilterra al mondo
Jenner pubblicò i suoi risultati nel 1798 in un opuscolo intitolato "An Inquiry into the Causes and Effects of the Variolae Vaccinae". La reazione della comunità medica fu inizialmente scettica: molti medici non credevano che una malattia animale potesse proteggere contro una malattia umana. Ma i risultati parlavano chiaro, e progressivamente la vaccinazione jenneriana si diffuse.
In pochi anni, la pratica attraversò l'Europa. Napoleone fece vaccinare l'intero esercito francese. La Spagna organizzò la Real Expedición Filantrópica de la Vacuna, una spedizione che portò il vaccino nelle colonie americane mantenendo viva la catena di vaccinazione: bambini venivano vaccinati in successione sulla nave durante la traversata atlantica, usando ciascuno il braccio del precedente come fonte di materiale vaccinico.
Entro il 1840, la vaccinazione contro il vaiolo era obbligatoria in diverse nazioni europee. I tassi di mortalità per vaiolo crollarono drasticamente ovunque il vaccino venisse somministrato sistematicamente. Ma l'eradicazione completa avrebbe richiesto ancora oltre un secolo e mezzo, a causa della difficoltà di raggiungere popolazioni remote e della resistenza culturale in alcune regioni.
Il meccanismo biologico: come funziona l'immunità
Jenner non sapeva perché il suo vaccino funzionava: la teoria dei germi sarebbe stata formulata da Pasteur solo settant'anni dopo, e la virologia come disciplina nacque alla fine del diciannovesimo secolo. Ma noi oggi comprendiamo il meccanismo biologico alla base del successo del vaccino jenneriano.
I virus del vaiolo bovino e del vaiolo umano appartengono allo stesso genere, Orthopoxvirus, e condividono molti antigeni superficiali: proteine sulla superficie virale che vengono riconosciute dal sistema immunitario. Quando il sistema immunitario incontra il virus bovino, produce anticorpi specifici contro questi antigeni. Produce anche cellule T di memoria che "ricordano" la struttura del virus.
Quando successivamente il sistema immunitario incontra il vaiolo umano, riconosce molti degli stessi antigeni e monta una risposta immunitaria rapidissima e massiccia. Gli anticorpi neutralizzano il virus prima che possa diffondersi, le cellule T uccidono le cellule infettate. Il virus viene eliminato prima di causare malattia. Questa è l'immunizzazione attiva: non fornire anticorpi dall'esterno (immunizzazione passiva), ma addestrare il sistema immunitario a produrli autonomamente.
Il genio inconsapevole di Jenner fu scegliere un virus sufficientemente simile al patogeno bersaglio da indurre protezione crociata, ma abbastanza diverso da essere innocuo nell'uomo. È il principio alla base di tutti i vaccini vivi attenuati ancora in uso oggi.
L'eradicazione globale: 1967-1980
Nel 1967, l'Organizzazione Mondiale della Sanità lanciò la campagna di eradicazione intensificata del vaiolo. Il vaiolo era ancora endemico in trentatré paesi, causando circa due milioni di morti all'anno. Ma il vaiolo aveva caratteristiche che lo rendevano un candidato ideale per l'eradicazione: infetta solo l'uomo (nessun serbatoio animale), produce sintomi visibili che permettono l'identificazione rapida dei casi, il vaccino è altamente efficace e relativamente stabile.
La strategia combinava vaccinazione di massa con la "sorveglianza-contenimento": ogni caso di vaiolo veniva individuato, isolato, e tutti i contatti vaccinati immediatamente per formare un "anello" di immunità che impedisse la diffusione. Team mobili raggiungevano villaggi remoti, spesso in condizioni logistiche estreme, per vaccinare intere popolazioni.
L'ultimo caso naturale di vaiolo fu diagnosticato il 26 ottobre 1977 in Somalia. Dopo tre anni di sorveglianza intensiva senza nuovi casi, l'otto maggio 1980 l'OMS dichiarò ufficialmente il vaiolo eradicato dal pianeta. È l'unico patogeno umano mai eradicato completamente (la peste bovina, una malattia animale, è stata eradicata nel 2011).
L'eredità di Jenner: la nascita dell'immunologia
L'esperimento di Jenner non solo sconfisse il vaiolo, ma fondò una disciplina scientifica intera: l'immunologia. Il suo principio, stimolare il sistema immunitario con un agente innocuo per proteggerlo da uno patogeno, è alla base di tutti i vaccini sviluppati successivamente. Pasteur lo applicò alla rabbia e all'antrace, Salk e Sabin alla poliomielite, e così via fino ai vaccini mRNA contro COVID-19.
La vaccinazione è probabilmente l'intervento di salute pubblica con il miglior rapporto costo-beneficio mai inventato. Ha salvato più vite di qualsiasi altra tecnologia medica. Malattie che un tempo uccidevano milioni, come la difterite, il tetano, la pertosse, il morbillo, sono diventate rarità nei paesi con alta copertura vaccinale. L'aspettativa di vita umana è cresciuta drammaticamente anche grazie ai vaccini.
Eppure, il successo dei vaccini ha creato un paradosso: generazioni cresciute senza vedere le malattie che prevengono ne sottovalutano la pericolosità e sviluppano scetticismo verso la vaccinazione. Il movimento antivaccinista moderno è, in un certo senso, vittima del proprio successo dei vaccini: solo chi non ha mai visto un bambino morire di difterite può permettersi il lusso di dubitarne.
L'esperimento di Edward Jenner su quel bambino di otto anni nel maggio 1796 è una delle pietre miliari della medicina. Dimostrò che l'umanità poteva combattere le malattie infettive non solo curandole, ma prevenendole. Inaugurò l'era della medicina preventiva, che ha salvato centinaia di milioni di vite. E culminò, centottantaquattro anni dopo, nell'eradicazione completa della malattia più mortale che l'umanità abbia mai conosciuto. È la prova che la scienza, applicata con determinazione globale, può risolvere problemi che sembrano insormontabili.