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Gli allineamenti di Carnac e il mistero dei megaliti bretoni
Di Alex (del 08/02/2026 @ 07:00:00, in Capolavori dell'antichità, letto 12 volte)
I menhir di Carnac allineati all'orizzonte in un tramonto spettacolare che ne esalta la geometria misteriosa
I menhir di Carnac allineati all'orizzonte in un tramonto spettacolare che ne esalta la geometria misteriosa

Oltre tremila pietre erette in file perfette per chilometri: gli allineamenti di Carnac sono il più grande complesso megalitico del mondo. La loro costruzione nel Neolitico rimane un enigma ingegneristico che continua a sfidare la nostra comprensione. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Un paesaggio di pietra: la Bretagna megalitica
Nella Bretagna meridionale, tra la cittadina di Carnac e il villaggio di La Trinité-sur-Mer, si estende uno dei paesaggi archeologici più straordinari del pianeta. Oltre tremila menhir, pietre erette di granito locale, sono disposti in undici file parallele che si snodano per quasi quattro chilometri. Visti dall'alto, gli allineamenti sembrano le costole di un gigantesco scheletro di pietra disteso sulla terra.

Questi monumenti furono eretti tra il 4500 e il 3300 avanti Cristo, durante il Neolitico medio, da comunità agricole che abitavano la regione. Non erano nomadi primitivi, ma società organizzate capaci di mobilitare enormi risorse umane e tecnologiche per progetti che travalicavano la durata di una singola generazione.

Le dimensioni del fenomeno
Gli allineamenti di Carnac si dividono in tre gruppi principali: Le Ménec a ovest (con 1099 menhir in undici file), Kermario al centro (con 1029 menhir in dieci file) e Kerlescan a est (con 555 menhir in tredici file). Le pietre variano enormemente in dimensioni: dai piccoli menhir alti meno di un metro ai giganti che superano i quattro metri di altezza.

La disposizione non è casuale. Le file sono orientate grossomodo est-ovest, con leggere variazioni che alcuni archeologi hanno interpretato come allineamenti astronomici. Le pietre più alte si trovano generalmente all'estremità occidentale di ogni gruppo, mentre quelle più piccole sono a est, creando un effetto visivo di "digradazione" che amplifica la percezione della distanza.

Ma Carnac non è solo allineamenti. La regione è disseminata di dolmen (camere funerarie megalitiche coperte), tumuli, cairn e singoli menhir isolati. Il paesaggio intero era stato trasformato in un complesso cerimoniale la cui logica ci sfugge ancora largamente.

Il Grand Menhir Brisé: il gigante caduto
A pochi chilometri dagli allineamenti, nel sito di Locmariaquer, giace spezzato in quattro pezzi il più straordinario dei menhir europei. Il Grand Menhir Brisé, se fosse intatto, raggiungerebbe i venti metri di altezza e peserebbe circa trecentotrenta tonnellate. È la più grande pietra singola mai movimentata nel Neolitico europeo.

La sua caduta e frammentazione avvennero in epoca antica, forse a causa di un terremoto o dell'erosione della base. Ma il vero mistero è come fu eretto. Spostare un monolito del genere richiede una comprensione sofisticata della fisica e della meccanica. Gli archeologi ipotizzano un sistema complesso di leve progressive, rulli in legno, corde intrecciate in fibre vegetali o cuoio, e soprattutto terrapieni: enormi rampe di terra su cui far scivolare la pietra, da smantellare dopo l'erezione.

Esperimenti archeologici moderni hanno dimostrato che, teoricamente, alcune centinaia di persone coordinate potrebbero spostare una pietra del genere. Ma il coordinamento richiesto, la logistica, l'organizzazione sociale necessaria a mobilitare tante persone per un progetto che non offriva vantaggi pratici immediati: tutto questo implica una società molto più complessa di quanto tradizionalmente si pensi del Neolitico.

Ipotesi sul significato: astronomia, religione, potere
Perché furono costruiti gli allineamenti di Carnac? Le teorie sono molteplici e nessuna è definitiva. L'ipotesi astronomica suggerisce che i menhir fungessero da marcatori per osservare il sorgere e il tramontare del sole nei solstizi e negli equinozi, o i cicli lunari. Alcune pietre sembrano effettivamente allineate con questi eventi celesti, ma gli allineamenti non sono abbastanza precisi da permettere calcoli astronomici sofisticati.

L'ipotesi religiosa-cerimoniale propone che gli allineamenti fossero percorsi processionali, vie sacre lungo le quali le comunità si muovevano durante cerimonie stagionali legate ai cicli agricoli. Le pietre avrebbero delimitato uno spazio sacro, separando il mondo profano da quello rituale.

Un'ipotesi più recente enfatizza l'aspetto politico-sociale: la costruzione di monumenti megalitici richiedeva una leadership forte capace di organizzare il lavoro collettivo. Gli allineamenti sarebbero quindi manifestazioni di potere, monumenti alla gloria dei capi o delle élite che li commissionarono. La loro grandiosità comunicava un messaggio chiaro: questa comunità è potente, organizzata, capace di imprese straordinarie.

È probabile che tutte queste funzioni coesistessero. I megaliti potevano essere al tempo stesso osservatori astronomici, luoghi di culto, marcatori territoriali e simboli di potere. Il fatto che fossero costruiti per durare millenni suggerisce che le comunità neolitiche pensavano in termini di eredità transgenerazionale: questi monumenti erano messaggi lanciati verso il futuro.

La tecnologia megalitica: ingegneria senza metallo
Come fu possibile erigere migliaia di menhir senza strumenti metallici? Gli uomini del Neolitico disponevano solo di attrezzi in pietra levigata, legno, corde vegetali o in cuoio, e leve. Eppure riuscirono a estrarre blocchi di granito dalle cave, trasportarli anche per diversi chilometri e erigerli verticalmente.

Le tecniche di estrazione sfruttavano le fratture naturali della roccia. I blocchi venivano isolati inserendo cunei di legno nelle fessure e bagnandoli: il legno, gonfiandosi, esercitava una pressione sufficiente a spaccare la pietra. Una volta estratto, il blocco veniva trascinato su rulli di legno o fatto scivolare su slitte.

Per l'erezione, si scavava una fossa profonda come un terzo dell'altezza del menhir. La pietra veniva fatta scivolare fino al bordo della fossa, poi sollevata progressivamente con leve, mentre si riempiva lo spazio sottostante con pietre di supporto. Quando il menhir era verticale, la fossa veniva colmata e compattata. Il processo richiedeva giorni di lavoro e decine di persone.

Questa tecnologia "povera" dimostra che l'ingegno umano non dipende dalla complessità degli strumenti, ma dalla capacità di organizzare conoscenze empiriche, coordinare sforzi collettivi e perseverare attraverso generazioni.

Gli allineamenti di Carnac rimangono un enigma affascinante. Dopo cinquemila anni, queste pietre continuano a interrogarci sul significato che avevano per chi le eresse. Forse non troveremo mai una risposta definitiva, ma questo non diminuisce la loro potenza: sono la prova che l'umanità ha sempre sentito il bisogno di lasciare tracce monumentali del proprio passaggio, di costruire qualcosa che superasse la brevità della vita individuale.