Vista delle possenti mura ciclopiche di Tirinto con massi calcarei di diverse tonnellate
Le mura sono spesse fino a otto-dieci metri e costruite con massi calcarei di diverse tonnellate. Includono gallerie voltate a corbellatura all'interno dello spessore murario, usate come magazzini difensivi. La leggenda voleva che fossero costruite dai Ciclopi per il re Preto. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
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La cittadella fortificata dell'Argolide
Tirinto fu un'antica città dell'Argolide, in Grecia, situata nel settore sud-orientale della piana di Argo. Fa parte dell'elenco dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. Della città restano soltanto alcuni resti archeologici: le mura e le rovine del Palazzo reale, scoperto da Heinrich Schliemann e Christos Tsountas nel milleottocentoottantaquattro-milleottocentoottantacinque.
L'apogeo della civiltà micenea avvenne nel periodo terzo, intorno al millequattrocento-millecentoventi avanti Cristo, ed era caratterizzato dalla costruzione di potenti cittadelle e vasti palazzi. Le mura ciclopiche della fortezza di Tirinto, il cui spessore è in media di sei metri, in qualche punto raggiungono ancora i dieci metri di altezza.
La tecnica costruttiva megalitica
Le mura ciclopiche vengono utilizzate per recingere le cittadelle di Micene, di Argo, di Tirinto e per rafforzare artificialmente, con sbarramenti di pietra, siti già naturalmente protetti. Si presentano normalmente sottoforma di cortine murarie continue attraversate unicamente da porte sormontate da grandiosi monoliti disposti a formare rudimentali architravi.
La muratura ciclopica è un tipo di pietra trovata nell'architettura micenea, costruita con massi di calcare, approssimativamente montati insieme con una distanza minima tra le pietre adiacenti e con malta di argilla o nessun uso di malta. I massi in genere sembrano non lavorati, ma alcuni potrebbero essere stati lavorati approssimativamente con un martello e gli spazi tra i massi riempiti con piccole pietre.
Le gallerie voltate e i magazzini difensivi
A sud-ovest e a sud, all'interno delle mura che qui hanno forma di bastione, sono sistemate alcune casematte accessibili mediante scale e allineate lungo corridoi. I passaggi e i singoli locali sono ricoperti da una volta a sesto acuto ottenuta mediante l'aggetto degli strati di pietre. Queste gallerie erano usate come magazzini difensivi per conservare provviste durante gli assedi.
Dobbiamo rappresentarci il coronamento delle mura come un cammino di ronda, costruito con mattoni crudi e travi. Alla fine del tredicesimo secolo avanti Cristo, le installazioni erano composte di tre parti: la rocca inferiore, a nord, che si estendeva lungo tutto lo sperone; la piccola rocca centrale, divisa dalla prima da forti mura e, a sud, la rocca superiore, che era la più fortificata, con il palazzo.
Il mito dei Ciclopi costruttori
Nella mitologia greca si diceva che la città avesse preso il nome da Tirinto, figlio di Argo e nipote di Zeus e Niobe. La tradizione associa le mura a Preto, figlio di Abante, il quale, inseguito da suo fratello Acrisio, fuggì in Licia. Con l'aiuto dei Lici, riuscì a tornare in Argolide. Lì, Preto occupò Tirinto e la fortificò con l'assistenza dei Ciclopi muratori detti Gasterochiri.
Pausania, scrittore e viaggiatore greco del secondo secolo dopo Cristo, ha dedicato un breve commento a Tirinto, scrivendo che le mura sono fatte di pietre rozze, e la grandezza di ciascuna di loro è tale, che una coppia di muli non potrebbe neppure smuovere un poco la più piccola di esse. Il termine deriva dalla convinzione dei greci classici che solo i mitici ciclopi avevano la forza di muovere gli enormi massi che costituivano queste mura.
L'importanza archeologica e architettonica
A Tirinto siamo di fronte all'ultima espressione, ma anche alla più spettacolare, di sistema murario megalitico dell'antico Mediterraneo. Edificate con blocchi di calcare non lavorati di dimensioni titaniche, alcuni pesano oltre dieci tonnellate, erano così massicce che gli autori successivi credevano non potessero essere state costruite da esseri umani.
L'architettura continentale micenea nell'organizzare le sue strutture difensive mostra i caratteri di una creazione originale con un rinnovato e peculiare modo di concepire ed eseguire l'opera muraria in pietra. Le mura di Tirinto rappresentano il culmine dell'ingegneria militare dell'età del bronzo, testimoniando la potenza e la sofisticatezza della civiltà micenea. Il sito archeologico continua a stupire visitatori e studiosi per l'imponenza delle sue fortificazioni megalitiche.