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Paestum: la continuità greco-romana
Di Alex (del 03/02/2026 @ 16:00:00, in Impero Romano, letto 60 volte)
Foro romano che interseca l'antica agorà greca a Paestum
Foro romano che interseca l'antica agorà greca a Paestum

A Paestum, l'urbanistica romana non cancellò quella greca, ma la integrò. Il Foro taglia l'agorà, i templi dorici coesistono con edifici romani, e l'anfiteatro diviso da una strada moderna testimonia duemilacinquecento anni di stratificazione continua. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Dalla colonia greca alla città romana
Paestum fu fondata intorno al seicentocinquanta avanti Cristo da coloni greci provenienti da Sibari con il nome di Poseidonia, in onore del dio del mare Poseidone. La città fiorì come importante centro commerciale della Magna Grecia, costruendo alcuni dei templi dorici meglio conservati dell'intero mondo greco, inclusi il Tempio di Nettuno e la cosiddetta Basilica, entrambi risalenti al quinto secolo avanti Cristo.

Nel duecentosettantatré avanti Cristo, Roma conquistò la regione e fondò una colonia latina, ribattezzando la città Paestum. Contrariamente a quanto accaduto in molte altre conquiste romane, dove le città greche furono rase al suolo e ricostruite secondo schemi urbani romani, a Paestum i Romani decisero di integrare la struttura urbana esistente piuttosto che sostituirla completamente. Questa scelta pragmatica ha creato un palimpsesto urbano di eccezionale interesse archeologico.

Il Foro che taglia l'agorà: sovrapposizione urbanistica
Il caso più emblematico di integrazione greco-romana a Paestum è la relazione tra l'agorà greca e il Foro romano. L'agorà era il cuore civico della città greca, uno spazio aperto circondato da stoà porticate dove si svolgeva la vita politica, commerciale e sociale. Quando i Romani stabilirono la loro colonia, decisero di costruire il Foro, il loro equivalente dell'agorà, non in un'area nuova, ma tagliando letteralmente attraverso l'antica agorà greca.

Questo non fu un atto di cancellazione, ma di riappropriazione funzionale. I Romani mantennero parte delle strutture greche, riutilizzando alcuni edifici pubblici e integrando elementi architettonici greci nella nuova composizione urbana. Il risultato è una stratificazione visibile: fondazioni greche in calcare locale sormontate da pavimentazioni romane in basalto, colonne doriche greche accanto a colonne corinzie romane, un dialogo architettonico tra due civiltà.

Templi dorici e architettura romana: coesistenza sacra
I tre grandi templi dorici di Paestum, costruiti tra il sesto e il quinto secolo avanti Cristo, rimasero intatti durante il periodo romano. Il cosiddetto Tempio di Nettuno, in realtà dedicato probabilmente ad Apollo o ad Hera, e la Basilica, anch'essa un tempio dedicato probabilmente ad Hera, continuarono a svolgere funzioni religiose anche sotto il dominio romano, talvolta con dediche ridefinite secondo il pantheon latino.

I Romani aggiunsero il Tempio della Pace, un edificio di culto romano imperiale, posizionato deliberatamente in dialogo visivo con i templi greci preesistenti. Questa disposizione crea un paesaggio religioso sincretico, dove architettura dorica greca austera e monumentale coesiste con l'architettura romana più decorativa e funzionale. Per gli antichi abitanti di Paestum, questa coabitazione architettonica era normale, ma per gli archeologi moderni rappresenta un'opportunità unica per studiare come due culture si sono intrecciate fisicamente nello spazio urbano.

L'anfiteatro diviso: stratificazione moderna
L'anfiteatro romano di Paestum, costruito nel primo secolo dopo Cristo, aggiunge un ulteriore strato di complessità alla storia della città. Questo edificio, tipicamente romano e utilizzato per spettacoli gladiatori e venationes, fu costruito ai margini dell'area urbana secondo la consuetudine romana di posizionare gli anfiteatri fuori dal pomerium sacro.

La caratteristica più sorprendente dell'anfiteatro di Paestum è che è letteralmente tagliato a metà da una strada moderna asfaltata, la Via Magna Grecia, costruita nel ventesimo secolo. Solo metà dell'ellisse anfiteatrale è visibile e scavata, mentre l'altra metà giace sepolta sotto l'asfalto. Questa divisione paradossale testimonia come anche la modernità contribuisca alla stratificazione storica: la strada stessa è ora parte della storia di Paestum, un documento di come le priorità urbanistiche cambiano nel tempo e di come talvolta la conservazione archeologica debba competere con le esigenze infrastrutturali contemporanee.

Paestum è un laboratorio vivente di continuità culturale e stratificazione storica. La scelta romana di integrare piuttosto che cancellare l'urbanistica greca ha creato una città unica, dove ogni epoca ha lasciato il proprio segno senza eliminare completamente i precedenti. Camminare tra le rovine di Paestum significa attraversare duemilacinquecento anni di storia mediterranea, leggibili simultaneamente nello spazio urbano stratificato.