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Osirion Di Abido
Di Alex (del 22/01/2026 @ 15:00:00, in Capolavori dell'antichità, letto 14 volte)
Vista dei massicci pilastri di granito rosso dell'Osirion di Abido
Vista dei massicci pilastri di granito rosso dell'Osirion di Abido

L'Osirion di Abido rappresenta uno dei monumenti più enigmatici dell'antico Egitto. Situato a un livello molto più basso rispetto al tempio di Seti I, questo edificio costruito con enormi blocchi di granito rosso sfida le convenzioni architettoniche della XIX dinastia. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Un monumento al livello della falda freatica
L'Osirion si trova dietro il tempio funerario di Seti I ad Abido, ma la sua posizione fisica solleva immediati interrogativi. Il monumento è costruito a un livello significativamente inferiore rispetto al tempio, praticamente al livello della falda freatica, il che significa che per gran parte dell'anno le sue camere sono parzialmente allagate.

Questa caratteristica non è accidentale ma sembra essere stata una scelta progettuale deliberata. L'acqua che riempie la struttura potrebbe avere avuto un significato simbolico legato al mito della creazione egizia, dove il mondo emerse dalle acque primordiali del Nun.

La discesa verso l'Osirion attraverso lunghi corridoi sotterranei crea un percorso rituale che conduce il visitatore letteralmente nelle profondità della terra, verso quello che gli antichi egizi consideravano il regno di Osiride, dio dell'aldilà e della rinascita.

Un'architettura anomala e megalitica
L'Osirion presenta caratteristiche architettoniche radicalmente diverse da qualsiasi altra struttura della XIX dinastia. Il suo nucleo è composto da enormi pilastri e architravi di granito rosso di Assuan, alcuni dei quali pesano fino a 100 tonnellate.

Lo stile costruttivo è severo, privo delle elaborate decorazioni tipiche del periodo di Seti I. I massicci blocchi sono disposti con giunture precise, ricordando la tecnica costruttiva poligonale che si trova nel Tempio a Valle di Giza, attribuito all'Antico Regno.

La sala centrale presenta dieci pilastri monumentali disposti in due file che sostengono enormi architravi, creando un'isola centrale circondata da un canale dove scorreva l'acqua. Questa configurazione è unica nell'architettura egizia conosciuta.

Il dibattito sulla datazione
La datazione dell'Osirion è al centro di uno dei più accesi dibattiti dell'egittologia contemporanea. Ufficialmente, il monumento viene attribuito a Seti I (1294-1279 a.C.) della XIX dinastia, basandosi principalmente su iscrizioni trovate nel corridoio di accesso.

Tuttavia, lo stile architettonico megalitico e l'assenza di decorazioni nella camera principale hanno portato alcuni ricercatori a proporre una datazione molto più antica, possibilmente risalente all'Antico Regno o addirittura al periodo predinastico.

Gli egittologi ortodossi spiegano le differenze stilistiche come una scelta deliberata di arcaizzazione, una pratica documentata nell'antico Egitto dove i faraoni costruivano edifici nello stile di epoche precedenti per enfatizzare continuità e legittimità dinastica.

I sostenitori di una datazione più antica evidenziano invece l'erosione da acqua sulle pareti inferiori e la tecnica costruttiva che non trova paralleli nella XIX dinastia, suggerendo che Seti I potrebbe aver semplicemente restaurato o completato una struttura preesistente molto più antica.

Cenotafio o tomba arcaica?
La funzione originale dell'Osirion rimane oggetto di interpretazioni contrastanti. La teoria più accreditata lo identifica come un cenotafio, una tomba simbolica dedicata a Osiride o allo stesso Seti I nella sua manifestazione divina.

Il cenotafio avrebbe avuto funzione rituale, rappresentando il luogo mitico della sepoltura di Osiride e permettendo al faraone di associarsi al dio dell'aldilà. La presenza dell'acqua rafforzerebbe questo simbolismo, richiamando le acque primordiali da cui Osiride risorge ciclicamente.

Una teoria alternativa suggerisce che l'Osirion possa essere stato originariamente concepito come una vera tomba reale di epoca arcaica, successivamente reinterpretata in chiave osiriaca. La monumentalità della struttura e la sua costruzione sotterranea sarebbero coerenti con questa ipotesi.

Alcuni ricercatori hanno proposto che potesse trattarsi di un tempio iniziatico legato ai misteri osiriaci, dove i sacerdoti e forse lo stesso faraone partecipavano a rituali segreti di morte e rinascita simbolica.

Le tecniche costruttive
Il trasporto e la messa in opera di blocchi di granito fino a 100 tonnellate rappresenta un'impresa ingegneristica straordinaria. Il granito rosso proviene dalle cave di Assuan, situate a circa 200 chilometri a sud di Abido, e il suo trasporto richiedeva chiatte fluviali di dimensioni eccezionali.

La precisione con cui questi enormi blocchi sono stati posizionati è notevole. Le giunture tra i massi sono così strette che in alcuni punti è impossibile inserire una lama di coltello, una caratteristica che ricorda la costruzione delle piramidi di Giza.

Non esistono evidenze chiare di come gli architetti egizi abbiano sollevato e posizionato architravi di tale peso a diversi metri di altezza. Le teorie spaziano dall'uso di rampe inclinate, sistemi di leve, contrappesi o una combinazione di queste tecniche.

Simbolismo cosmico e religioso
L'Osirion incorpora una complessa simbologia cosmologica egizia. La sua pianta rettangolare con l'isola centrale circondata da acqua richiama il mito della collina primordiale (benben) che emerge dal caos acquatico del Nun all'inizio della creazione.

Il percorso discendente verso la camera principale replica il viaggio notturno del sole attraverso il Duat, il mondo sotterraneo egizio. Il visitante che scende nell'Osirion compie simbolicamente lo stesso percorso di trasformazione e rinascita del dio sole Ra.

Il soffitto astronomico, decorato con stelle e costellazioni, trasforma la camera in una rappresentazione del cielo notturno, rafforzando l'idea dell'Osirion come microcosmo che replica l'ordine cosmico.

Scoperta e scavi archeologici
L'Osirion fu riscoperto dall'archeologa britannica Margaret Murray e dall'egittologo Flinders Petrie nel 1902-1903, sebbene fosse parzialmente visibile e noto localmente da tempo. Gli scavi sistematici furono condotti da Edouard Naville e successivamente da Frankfort negli anni 1925-1930.

Durante gli scavi emersero le caratteristiche uniche della struttura, compresa l'intera camera megalitica centrale. L'acqua di falda rappresentò una sfida costante per gli archeologi, rendendo difficoltoso l'accesso e lo studio di alcune aree.

Le iscrizioni trovate nel corridoio di accesso includono testi dal Libro dei Morti e dal Libro delle Porte, confermando la funzione funeraria e religiosa del complesso, anche se non chiarendo definitivamente la questione della datazione originale.

L'Osirion di Abido continua a sfidare interpretazioni facili, rimanendo uno dei monumenti più misteriosi dell'antico Egitto. Che sia un cenotafio della XIX dinastia o una struttura molto più antica riutilizzata, rappresenta una testimonianza straordinaria dell'ingegneria e della spiritualità egizia, un ponte sommerso tra il mondo dei vivi e quello dei morti.