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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Di Alex (del 17/06/2026 @ 11:00:00, in Storia Età Moderna, letto 146 volte)
Galeoni spagnoli distrutti da tempeste e fuoco inglese
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La spedizione che doveva conquistare l'Inghilterra
La genesi del conflitto va ricercata nelle tensioni religiose e politiche tra la Spagna cattolica e l'Inghilterra elisabettiana, esacerbate dall'esecuzione di Maria Stuarda nel febbraio 1587 e dalle incursioni dei corsari inglesi come Francis Drake contro i galeoni spagnoli carichi d'oro americano. Filippo II, che già meditava l'invasione, ottenne la benedizione di papa Sisto V e mise in cantiere la più grande flotta mai vista in Europa: 130 navi, 2.500 cannoni, oltre 30.000 uomini tra marinai e soldati. Il comando fu affidato ad Alonso Pérez de Guzmán, duca di Medina Sidonia, un nobile senza esperienza di battaglie navali ma fedele alla corona. Il piano prevedeva di risalire la Manica, congiungersi con l'esercito del duca di Parma stanziato nelle Fiandre, caricare 27.000 veterani su chiatte e sbarcare sulle coste del Kent per marciare su Londra. La flotta inglese, guidata da Lord Howard di Effingham e da audaci vice come Drake, Hawkins e Frobisher, era composta da circa 200 navi più piccole ma maneggevoli, dotate di cannoni a lunga gittata e in grado di ricaricare rapidamente. Il 19 luglio 1588, quando l'Armata fu avvistata al largo della Cornovaglia, gli inglesi attuarono una tattica di disturbo continuo: evitando l'abbordaggio, colpivano da distanza le pesanti galeazze spagnole, che faticavano a manovrare contro vento. Dopo una settimana di schermaglie, l'Armata riuscì ad ancorarsi davanti a Calais in attesa di Parma, ma la notte tra il 28 e il 29 luglio gli inglesi scagliarono otto navi incendiarie contro la flotta ancorata. Il panico fu tale che molti equipaggi spagnoli tranciarono le ancore e fuggirono disordinatamente, rompendo la formazione. La battaglia decisiva di Gravelines, combattuta il 29 luglio sotto costa fiamminga, vide gli inglesi martellare le navi spagnole per ore, infliggendo gravi danni e centinaia di morti. Medina Sidonia, con le munizioni in esaurimento e le navi sospinte verso i banchi di sabbia, decise di rinunciare all'invasione e ordinò la ritirata verso nord, tentando di circumnavigare la Scozia e l'Irlanda per tornare in Spagna. Ma violente tempeste autunnali colpirono la flotta, già provata e a corto di viveri, causando naufragi sulle coste irlandesi: oltre venti navi affondarono, molte con l'intero equipaggio, e i superstiti che raggiungevano la riva venivano spesso massacrati dalle truppe inglesi di presidio. Delle 130 imbarcazioni partite, solo 67 riuscirono a rientrare in Spagna entro ottobre, con la perdita di circa 15.000 uomini. La sconfitta non pose fine immediata alla potenza spagnola, ma ne incrinò il mito di invincibilità e diede all'Inghilterra un prestigio navale che avrebbe favorito l'espansione coloniale dei secoli successivi. L'Invincibile Armata rimane un esempio di come la tecnologia, la meteorologia e la strategia possano ribaltare anche la più imponente delle forze militari.
Di Alex (del 27/05/2026 @ 12:00:00, in Storia Età Moderna, letto 303 volte)
Le voci di Giovanna d'Arco: estasi mistica o crisi epilettica? La scienza prova a decifrare il mito.
A tredici anni iniziò a sentire voci. A diciannove venne arsa viva. In sei anni cambiò le sorti della Guerra dei Cent'anni e diventò un'icona. La storia di Giovanna d'Arco è avvolta nel mistero della sua comunicazione con il divino. La neurologia moderna ha una spiegazione alternativa: una rara forma di epilessia che genera allucinazioni uditive strutturate. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
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L'analisi clinica delle voci sacre
La figura storica di Giovanna d'Arco, la diciannovenne condannata al rogo per eresia a Rouen nel millequattrocentotrentuno e successivamente riabilitata nel millequattrocentocinquantacinque, offre un terreno di scontro fecondo tra l'analisi storica, la teologia e le moderne neuroscienze. La giovane contadina francese dichiarò ripetutamente di essere guidata, fin dall'età di tredici anni, da voci e visioni celeste attribubili a San Michele, Santa Caterina e Santa Margherita, che le ingiungevano di rompere l'assedio di Orléans e incoronare il re di Francia.
I dettagliati verbali dei processi di condanna e riabilitazione forniscono resoconti clinici di eccezionale precisione. Giovanna descrisse le voci come fenomeni acustici localizzati prevalentemente a destra, quasi sempre accompagnati da improvvisi fasci di luce provenienti dalla medesima direzione, con una frequenza che variava da episodi settimanali a manifestazioni quotidiane, spesso destate dal suono metallico delle campane della chiesa parrocchiale. La stabilità psicologica dimostrata durante gli estenuanti interrogatori e l'eccezionale acume strategico sul campo di battaglia escludono forme classiche di schizofrenia o psicosi cronica, che avrebbero comportato un rapido decadimento delle funzioni cognitive e organizzative.
La genetica dietro il sigillo di cera
Nel tentativo di ricondurre queste manifestazioni entro i confini della patologia medica, i neurologi Giuseppe d'Orsi dell'Università di Foggia e Paola Tinuper dell'Università di Bologna hanno formulato nel duemilasei una tesi basata sulla diagnosi di epilessia parziale idiopatica con caratteristiche uditive. Questa sindrome genetica si caratterizza per crisi epilettiche circoscritte che generano allucinazioni acustiche strutturate, alterazioni della percezione visiva e crisi notturne in grado di destare improvvisamente il soggetto dal sonno, manifestazioni del tutto sovrapponibili alle esperienze riferite da Giovanna d'Arco.
La verifica sperimentale di questa teoria scientifica attende un riscontro biologico oggettivo. Gli studiosi sono impegnati nella ricerca e nel censimento delle lettere autografe inviate da Giovanna d'Arco, che la giovane usava sigillare applicando cera rossa pressata con il polpastrello, all'interno della quale veniva talvolta inserito un capello per garantirne l'autenticità. L'eventuale recupero del follicolo pilifero consentirebbe l'estrazione del DNA e la mappatura dei geni associati all'epilessia, fornendo una spiegazione biologica che non sminuisce il genio militare e politico della ragazza, ma ne chiarisce la genesi neurofisiologica all'interno del contesto storico medievale.




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